di Claudia Presicce

Quella garbata arte di non dar mai un’eccessiva confidenza, soprattutto ai mariti; e poi la saggezza delle nonne nel saper essere felici, senza tutte quelle aspettative che incurvano oggi le visuali della nostra contemporaneità di insoddisfatti. Aggiungi l’attitudine di un certo Sud a guardare il mondo e le cose della vita con la stessa prospettiva, lenta ma densa di sentimenti e legami. C’è tutto questo (ma non solo) nella storia di nonna Peppinella che ad 80 anni diventa più bella e, dal suo trono di vimini da cui tutto dirige, vive un lieto amor cortese con un Conte che la mattina passa dal suo giardino per andare in paese. Lo racconta il Premio Strega Emanuele Trevi nel suo romanzo Mia nonna e il Conte (Solferino; 128 pagine; 15 euro): la protagonista è sua nonna con la sua storia.
Trevi partiamo da Peppinella, la nonna del libro che è poi la sua, una bella calabrese.
“Tutto comincia sempre da una nonna e lei era una tipica nonna del Sud, con quel carattere che definirei universale, perché io lo ritrovo in India, in Grecia e in vari meridioni. Un danese o un olandese culturalmente sono molto diversi da noi terroni, che siamo un mondo a parte: dove c’è un paese con le nonne sedute sulla soglia ci riconosciamo tutti”.




































































