di Guglielmo Forges Davanzati

Il durissimo scontro fra Trump e il Governatore della Fed – Jerome Powell – definito dal Presidente degli Stati Uniti un “imbecille” e l’annuncio della sua sostituzione, a maggio 2026, con Kevin Warsh, è qualcosa di assolutamente inedito nella Storia dei rapporti fra Governi e Banche Centrali, almeno da quando si è stabilita la loro indipendenza (nel caso degli USA, dal 1913). Si tratta ovviamente di ben più di uno scontro personale (Powell, peraltro, è stato voluto dallo stesso Trump e al ruolo di Governatore della Fed nel 2018), ed è importante comprenderne le motivazioni di fondo. A partire dal dato di fatto per il quale l’indipendenza della Banca Centrale – funzionale a garantire la stabilità monetaria – e la sua dipendenza dall’Esecutivo è stata ed è messa in discussione dai regimi totalitari: così fu con il nazismo, così è stato, più di recente, con Erdogan, che ha più volte destituito Governatori della Banca Centrale turca. Powell difende una politica monetaria basata su alti tassi di interesse, mentre Trump e i suoi consulenti vorrebbero la riduzione dei tassi di interesse. Steven Miran, uno degli economisti più vicini al Presidente, ha motivato quest’ultima posizione mostrando che il tasso di inflazione statunitense, se misurato correttamente, è sufficientemente basso (inferiore al target del 2%) e che – sul piano metodologico – gli indicatori usati dalla Fed per quantificare il tasso di inflazione sono sbagliati (in particolare, verrebbe sovrastimata l’inflazione nel settore immobiliare).




































































