Il consumo moderato di caffè e tè contribuisce a ridurre il rischio di demenza, secondo uno studio statunitense

di Rocco Orlando

     Il caffè è una delle bevande più amate al mondo e sono tantissime le persone che ne bevono diverse tazzine al giorno.  Eppure si sente speso dire che il caffè fa male. Anche i medici discutono da tempo delle sue conseguenze sulla salute con opinioni diverse e timori relativi soprattutto al fatto che caffè e caffeina possano aumentare il rischio di cancro e malattie cardiovascolari.

     Negli ultimi anni, gli studi scientifici mostrano che le sostanze contenute in questa bevanda e le loro proprietà farmacologiche sono sempre meglio conosciute e il risultato è che la fama negativa del caffè si va affievolendo ed emergono dati crescenti sul fatto che il caffè abbia anche effetti benefici. L’uso moderato di caffè (2-3 tazzine al giorno) non fa male, ma l’abuso, quando si prendono più di quattro tazzine al giorno, crea effetti collaterali.

     La demenza in qualsiasi forma è strettamente legata al fattore età; con l’avanzare dell’età si passa dalle quattro nuove diagnosi all’anno ogni 1.000 persone tra i 60 e i 64 anni a 105 casi/anno/1.000 persone negli ultraottantenni. Altri fattori di rischio sono il diabete, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione arteriosa, l’obesità, la depressione e uno stile di vita poco salutare corrispondente a scarsa attività fisica e mentale, il fumo, un’alimentazione poco equilibrata, abuso di alcol o altre sostanze. Per ridurre l’incidenza i fattori più importanti sono la prevenzione precoce e le abitudini di vita consapevoli: piccole azioni, come il consumo di caffè, possono aiutare ad essere decisive. Il caffè decaffeinato ne suggerisce che la caffeina potrebbe essere il fattore attivo che produce questi effetti neuroprotettori.

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