di Gerardo Trisolino

Buona sera, ringrazio per la presentazione il provveditore Fabio Scrimitore, con cui siamo diventati ottimi amici, e ringrazio dell’invito gli organizzatori dell’evento. Mi fa piacere essere qui insieme ad un altro grande e stimato amico, il prof. Carlo Alberto Augieri. Saluto le signore che sono in sala, in particolare Maria Rosaria, moglie di Bruno. Questa è l’occasione per ricordare Bruno Epifani, che non ho conosciuto personalmente, ma attraverso le sue poesie, verso cui mi trascinò letteralmente il prof. Ennio Bonea, quando nell’ ’86 mi chiese di presentare al pubblico Una terra di origine, la prima raccolta di Epifani e ricordo che la presentammo a Torchiarolo. Poi ho capito perché a Torchiarolo: perché Bruno proprio lì aveva iniziato l’insegnamento. Poi, Bonea mi trascinò in un’altra serata dedicata a Bruno Epifani a Lecce, nel teatro don Bosco, nel contesto di un premio di poesia dedicato proprio a Epifani. Fu un incontro “sconvolgente” perché Bruno è stato un poeta molto impegnato, impegnato, nel senso etico del termine, come poeta. Il fatto che si sia laureato con una tesi su Tommaso Fiore la dice lunga anche sulla sua formazione culturale. Non per niente le sue poesie, almeno quelle di Una terra d’origine, rientrano in quella che viene definita la linea salentina.




































































