di Pietro Giannini

Secondo il Vocabolario De Mauro online il cinismo è un “atteggiamento sprezzante nei confronti di ideali, valori morali e sociali, convenienze, ecc.”. È un’accezione che prende l’avvio dalla dottrina dei filosofi cinici dell’antichità, che era critica nei confronti della società del tempo, ma poi ha subito una accentuazione dei tratti semantici negativi fino a includere atteggiamenti di indifferenza morale, di cattiveria, se non proprio di crudeltà. È con quest’ultima valenza del termine che oggi abbiamo a che fare quando lo applichiamo alle manifestazioni belliche degli ultimi anni. È stata cinica la pulizia etnica praticata da Israele a Gaza, è stata cinica l’eliminazione dei capi degli Hezbollah e ultimamente di quelli iraniani all’inizio del conflitto con l’Iran. Le operazioni sono state giustificate come preventive di un possibile pericolo, o verso Israele o verso la sicurezza mondiale, e sono state etichettate come ‘guerra al terrorismo’. Ma non vi è dubbio che esse hanno mostrato un alto grado di cinismo e di crudeltà. E i loro autori non si preoccupano nemmeno di mascherarle in qualche modo, ma ne parlano apertamente usando termini espliciti (“assassination” nel caso iraniano) senza ritegno e senza vergogna. Comunque, se dal punto di vista degli autori esse possono avere una motivazione pratica, non si capisce come lo stesso atteggiamento possa essere assunto dalla società civile che ascolta le notizie.




































































