Lettera 44 23. Il lavoro possibile e quello del sogno alla fine della scuola

di Antonio Errico

A meno di quattro mesi dall’esame che conclude la scuola superiore, il 51,3% dei frequentanti l’ultimo anno ha dichiarato di non sapere quale professione vorrebbe svolgere in futuro. Così riferisce il rapporto 2026 sul Profilo dei Diplomati 2025, realizzato da AlmaDiploma e AlmaLaurea.

Se qualcuno pensa che questa incertezza costituisca l’esito di una superficialità nei confronti del futuro, significa semplicemente che sono decenni che non parla con uno di vent’anni. Oppure significa che non ci ha mai parlato. Che non ha mai incontrato la sua serietà, la profondità del suo pensiero. La sua maturità. Questa incertezza costituisce la dimostrazione che aveva perfettamente ragione Zigmunt Bauman quando nel saggio intitolato La società dell’incertezza, pubblicato sul finire del secolo scorso, diceva chela versione postmoderna dell’incertezza non si presenta come un semplice fastidio temporaneo che può essere mitigato o risolto; “il mondo postmoderno si sta preparando a vivere una condizione di incertezza permanente e irresolubile”. In ogni contesto e in tutti i sensi.

Elaborare una idea concreta di futuro professionale, adesso è indubbiamente più difficile rispetto a quarant’anni fa, a trenta. Non si sa quali saranno effettivamente le richieste del mercato del lavoro nei prossimi tempi. Certo, alcuni  ritengono  che certi settori richiederanno maggiori risorse, maggiori investimenti, ma l’orientamento di massa verso questi settori potrà determinare l’intasamento. Ci sono quelli che prevedono stravolgimenti, altri che prevedono assestamenti, nuovi equilibri. Altri sostengono che l’AI metterà tutto a soqquadro.  

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