di Ferdinando Boero

Ho già scritto un post sull’erosione delle coste calabresi, siciliane e sarde, colpite da Harry. Ora è toccato alla Puglia, in un tratto costiero che mi è particolarmente caro: quello di Sant’Andrea, con faraglioni e archi. E proprio l’arco di Sant’Andrea è crollato, eroso da eventi sempre più estremi. A poca distanza c’è la Grotta della Poesia, che era una grotta e non lo è più: il soffitto è crollato e quindi ora c’è un enorme buco con il mare sul fondo, e un cunicolo che un tempo portava in una grande camera chiusa: la grotta.
Quella costa è meravigliosa proprio grazie all’erosione e alla friabilità delle rocce, costituite in gran parte di gusci di minuscoli protozoi planctonici, accumulati nel corso di ere geologiche. In inglese quelle rocce si chiamano sandstone: pietre fatte di sabbia. Una sabbia compattata che si sgretola. Quando ammiriamo quel paesaggio, un capolavoro della natura, ci aspettiamo che duri per sempre, ma si tratta di manifestazioni effimere. Come è effimera la bellezza degli umani che, col tempo, sfiorisce. Si tratta di processi che si possono in parte arginare, per noi con la chirurgia estetica, ma che inevitabilmente hanno esiti finali.
In quella stessa zona c’è Roca Vecchia, un insediamento direttamente sulla costa, che risale a quattromila anni fa. La città è ancora lì, anche se le battaglie del passato l’hanno in gran parte distrutta, ma i muri portanti sono ancora lì, perché la città è stata costruita dove si può costruire, non nelle zone soggette a forte erosione.




































































