di Annibale Gagliani

C’è una matassa inestricabile tra prosa illuminante e respiro lirico. Nove sentieri nascosti, che riuniscono alcuni degli scrittori più prolifici del secolo scorso: Gian Pietro Lucini, Giuseppe Prezzolini, Vittorio Pagano (con Eugenio Montale), Luigi Corvaglia, Raffaele Carrieri, Ennio Flaiano, Giacinto Spagnoletti, Girolamo Comi e Salvatore Quasimodo. Fili avvolti da un grande saggio della ricerca letteraria italiana, Antonio Lucio Giannone, nel suo ultimo libro, Nelle pieghe del Novecento – Studi sulla letteratura italiana contemporanea (edito dalla casa editrice Milella). L’autore, docente ordinario che ha formato all’Università del Salento tre generazioni di umanisti, fa riemergere con una pregiata opera di scavo rare corrispondenze, carte private e scritti inediti. Materiali unici, sommersi dalla polvere negli archivi o poco valorizzati dall’editoria nazionale, che rinascono grazie al volume, la matassa.
Girolamo Comi, il poeta che scriveva «sotto la coltre di un polveroso oblio». Che contributo ha dato la sua Accademia Salentina al panorama letterario italiano?
«L’Accademia Salentina è stata un esempio di istituzione culturale di alto livello, sorta in un paesino dell’estremo Sud d’Italia come Lucugnano. Ne facevano parte (o gravitavano intorno ad essa) letterati e artisti assai noti come Oreste Macrì, Luciano Anceschi, Mario Marti, Maria Corti, Vittorio Pagano, Luigi Corvaglia e Giacinto Spagnoletti. Di alcuni di essi mi sono occupato nel mio libro. L’Accademia permise di collegare il Salento e la Puglia al resto della nazione. Da essa nacque “L’Albero”, una delle riviste più originali e significative degli anni Cinquanta-Sessanta».




































































