di Antonio Devicienti

Il maestro si alza senza voce davanti alla classe
di pallidi bambini con le labbra serrate.
La lavagna alle spalle è nera quanto il cielo
che dista anni luce dalla terra.
È quello il silenzio che il maestro ama,
il gusto d’infinito che trattiene.
Le stelle – impronte di denti sulle matite dei bambini.
Ascoltatelo, dice felice
Charles Simic, Molti zero, in Hotel Insonnia, Adelphi, p. 99
*
Lavagne le menti dei bambini, gesso che non si cancella la voce del maestro; essi gli credono, lo ascoltano, lo guardano fiduciose creature della Terra.
Egli non può, non deve tradirli, li accoglie nello sguardo chiaro mentre il giardino-abbecedario spalanca la finestra ed esce in classe – il maestro e il giardino cominciano a raccontare:
*
sarà un veliero che solca il mare delle parole e dei numeri; l’abbecedario ha di mille colori
la copertina grande solida luccicante; il topolino della “a” e della “z” con una matitona colora il cielo della classe e di nuovo Marco Polo lascerà Venezia in una giornata di galee e di palvesi.
*
Ricomincia il maestro e la lezione è fiducia.
“Bambini, come l’abbecedario di Pinocchio è il mondo”, vorrebbe dir loro.
Ma la mente adulta si esprime con dozzinali modi – crede d’approssimarsi così alla mente
bambina.
Tace il maestro. Dall’armadio a vetri prende il grande libro. Sanno i bambini: è la prima volta che il maestro prende quel libro.
Appoggiano il mento sulle mani, le dita intrecciate.
Il maestro legge. Il silenzio dei bimbi insegue la rotta verso il racconto.
*
È la ferma dolcezza delle mani che sfogliano i quaderni dei bambini, poi i segni del lapis a correggere gli errori (segreta commozione nella mente a vedere quelle calligrafie farsi via via più precise, più sicure) – è il largo sorriso che guida le matite colorate dei bimbi sul foglio (incoraggia e rasserena, è complice del giardino che si è accampato in classe, che al variare delle stagioni varia).
I quaderni sorridono.





































































