di Valeria Caputo

Italo Calvino, Italiani, vi esorto ai classici, “L’Espresso, 28 giugno 1981: “I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale”.
“La lettura di un classico – prosegue Calvino – è un’esperienza non necessaria, ma ricca di sorprese, per questo “i classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Sto rileggendo…» e mai «Sto leggendo». Il più delle volte la prima lettura in età giovanile, a scuola o all’Università, non dona lo stesso effetto della lettura in età matura, un po’ per inesperienza, un po’ per distrazione. Inoltre, si legge in questo articolo, la letteratura classica risulterebbe, oggi, alquanto anacronistica e fuori contesto, in una realtà dai ritmi frenetici e votati alla velocità e in cui sarebbe difficile “trovare il tempo e l’agio della mente per leggere dei classici, soverchiati come siamo dalla valanga di carta stampata dell’attualità”. L’ideale sarebbe relegare l’attualità fuori dalla finestra, come un brusio, dando ampio respiro all’otium umanistico, pur nella contraddizione con l’eclettico mondo in cui, tra reale e virtuale, siamo abituati a vivere. Ad ogni modo, leggere è sempre meglio che non leggere affatto.




































































