L’arte di ri-leggere i classici

Ma allora, sulla scorta di queste riflessioni, ha senso oggi parlare di utilità della letteratura? A cosa serve oggi la letteratura? Sicuramente a vivere più vite, ad avere una memoria storica collettiva, a dare un senso alla parola scritta e ad esprimere il rapporto con l’altro, a migliorare le competenze linguistiche e a tantissimo altro ancora.  Ebbene, il filosofo U. Galimberti asserisce con fermezza che la letteratura è quel luogo in cui si apprende cos’è l’amore, cos’è il dolore, cos’è la noia, cos’è la disperazione, cos’è la felicità  e se la letteratura non viene frequentata, se i libri non vengono letti (e la scuola disamora a questi scenari) i sentimenti non si formano, le mappe emotive non si costituiscono e non si conosce di conseguenza la differenza tra il bene e il male, sfociando inequivocabilmente nell’analfabetismo emotivo.

Importante monito lanciato soprattutto alle nuove generazioni, ai nativi digitali che, travolti da un linguaggio iper- multimediale e asettico, fatto di slogan-tormentoni, non hanno le parole per esprimere se stessi e per lasciar crescere nuovi pensieri, nuova creatività e immaginazione partendo dal reale, agendo nel reale.

Jean Paul Sartre in Che cos’è la letteratura (1947) sostiene che lo scrittore ha la responsabilità di narrare il reale, attraverso segni che agiscono, nella lettura, per cambiare il mondo. “Quanto più si prenderà gusto a cambiare il mondo, tanto più esso risulterà vivo”, a significare che il dinamismo e la spinta propulsiva racchiusi nella lettura di un libro rappresentano quel processo creativo e piacevole che porta al cambiamento interiore e, di riflesso, della realtà intorno a noi. Ogni libro che ci viene incontro, che ci sceglie, finisce con l’abitare ogni singola parte di noi, entrando in relazione con i nostri pensieri, attraverso la trattazione dei grandi temi esistenziali. Dunque, nello spazio antropomorfico tra autore e lettore, il linguaggio diventa, come sostiene il filosofo tedesco Martin Heiddeger, “dimora dell’essere”, ovvero quell’elemento privilegiato attraverso cui non solo l’essere umano comunica, ma pensa, esiste e comprende il mondo, dal momento che il linguaggio parla attraverso l’uomo e non viceversa. La parola è quello strumento attraverso cui si manifesta la nostra umanità, il nostro modo di cogliere e interpretare la realtà, di porci in relazione con gli altri, di sviluppare la cultura.

 Innamorarsi della letteratura, del ruolo magico della parola è dunque una disposizione naturale dell’animo umano e, al tempo stesso, l’atto più rivoluzionario e straordinario, avventura misteriosa nel mare magnum della ricerca di senso della nostra esistenza.

 L’intento originale e profondamente umano del libro-rivelazione Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera di Guendalina Middei (alias “Professor X” sui social) è quello di suggerire un approccio appassionato e moderno alla lettura dei classici, come ancora di salvezza e antidoto contro le brutture quotidiane della vita, ridisegnandone l’orizzonte di senso, nonché un invito a riprendere dagli scaffali impolverati delle nostre librerie i classici che ci hanno accompagnato nella vita e a ri-leggerli con nuovi occhi.

Attraverso dieci capolavori della letteratura, l’autrice prende per mano il lettore e lo accompagna in un viaggio avventuroso, all’interno dei protagonisti, passando dalle vicende sentimentali e controverse di Anna Karenina, tra le convenzioni e la morale della Russia di fine 800, desiderosa di riappropriarsi del proprio della propria unicità di donna, ai verdi prati inglesi di Jane Austen, all’ infinito “oltre” leopardiano, alla metamorfosi kafkiana, emblema della condizione dell’uomo moderno e della sua alienazione  e disumanizzazione.

Guendalina Middei ha tentato di costruire un ponte e superare quell’apparente paradosso tra il mondo dei social, dominato dalle regole del consumo, della visibilità e dei like e la poltrona in salotto con la lampada soffusa e la copertina di pile sulle gambe, con in mano il libro del cuore. Una sfida culturale nel tentativo di condividere cultura attraverso l’immedesimazione con gli antieroi della letteratura antica e moderna, in una mescolanza di piacere estetico ed estatico che non lascia indifferenti. “Perché – aggiunge – tutto ciò che ha potere di turbarci e sorprenderci finisce per salvarci”.

Leggere non ha senso, scrive Guendalina Middei, se non sprigiona quel brivido della scoperta della matrice più profonda e misteriosa della nostra anima, per provare a svelare quell’anfratto misterioso in cui si manifesta l’alterità, permettendo al lettore di intercettare, individuare e lasciarsi “interpellare” dal volto dell’altro. Levinas, filosofo francese della prima metà del 900, pone, come fulcro del suo pensiero, proprio il volto e l’incontro con l’altro da me, che mi interpella e mi invita silenziosamente alla responsabilità di essere al mondo. Aggiunge che, in definitiva, si arriva a comprendere realmente chi siamo solo attraverso una relazione con l’altro, nell’epifania del volto, che diviene appunto linguaggio per comprendere la realtà nella socialità. E perché non provare a farlo attraverso un libro?  Perché non tentare quel dialogo privilegiato, affascinante e misterioso con un classico della letteratura, e ritrovarsi tra le pieghe in un paragrafo in grassetto, per trasformare il dolore in bellezza?

L’emozione e la passione alla base della letteratura, dunque, come motori narrativi per scandagliare l’oceano delle nostre esistenze, trasformando la lettura in una lente di ingrandimento, che esplora il vissuto di ognuno, nello spazio e nel tempo, permettendo di attraversare il simbolismo racchiuso nelle parole, e approdare ad una conoscenza profonda di sé e del mondo intorno.

Marcel Proust diceva che chi legge va in cerca di se stesso.

Nello scenario contemporaneo di sfumata asfissia ipertecnologica, in una realtà sopraffatta dalla tendenza al consumo reificato dei rapporti umani, spero che il libro e la letteratura in senso più ampio ci aiutino a sentire sempre più intensamente l’emozione di vivere, per riappropriarci di un tempo-cultura splendente di bellezza e meraviglia, come occasione di rinascita, semplicemente ponendoci in ascolto della musica delle parole nel loro perpetuo accadere.

“Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni” (Francis Scott Fitzgerald).

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