Lettera 44 26. Come turisti senza memoria nei territori della cultura

Allora, come dice la voce di Edith Conant nell’ Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters,  la memoria, le memorie, se ne stanno sole, perché nessun occhio le vede; sole, timorose, con gli occhi chiusi nell’infinita tristezza di piangere.

Si ha l’impressione, a volte, che siano tanti – troppi- i contesti in cui si procede, più o meno intenzionalmente, ad una rimozione della memoria, o alla sua relegazione in spazi angusti, limitati, improduttivi. Come se si volesse – se proprio ci dev’essere- una memoria muta, spenta. Ma la rimozione o la relegazione della memoria non hanno una consapevole motivazione soggettiva o collettiva, non rispondono a nessun criterio, non sono determinate da nessuna scelta. Accadono per superficialità. Semplicemente per superficialità. Il nostro movimento nei territori della cultura non è quello dell’esploratore. E’quello del turista che vagola senza direzione e non si chiede nulla, non ha curiosità  davanti a una facciata barocca, ma si sofferma giusto il tempo per fotografare e condividere con gli amici virtuali. Siamo attratti dall’estemporaneo, da quello che si consuma rapidamente e definitivamente, dal provvisorio, dai cocci luccicanti, dal canto delle nuove sirene, che ci incanta, anche se non sappiamo che cosa dice. Opponiamo rifiuto nei confronti delle cose e delle storie profonde e quindi della memoria, che è profondità. Così il nostro sapere è superficiale. Con un clic si chiede all’oracolo artificiale il significato delle cose, e l’oracolo risponde nel tempo di un istante. Con un altro clic l’oracolo scompare e con esso i significati che ha riferito, nel tempo di un istante. Si procede così: per clic. I libri che custodiscono memoria sono diventati suppellettili in disuso. Eppure per secoli e secoli sono stati i testimoni delle civiltà. Allora bisogna scegliere se si intende o no salvare la memoria di questa civiltà. Se si intende, non si può fare a meno di riprendere i libri. Un’alternativa non si intravede. Almeno per il momento.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, domenica 29 marzo 2026]

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