Allora, come dice la voce di Edith Conant nell’ Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, la memoria, le memorie, se ne stanno sole, perché nessun occhio le vede; sole, timorose, con gli occhi chiusi nell’infinita tristezza di piangere.
Si ha l’impressione, a volte, che siano tanti – troppi- i contesti in cui si procede, più o meno intenzionalmente, ad una rimozione della memoria, o alla sua relegazione in spazi angusti, limitati, improduttivi. Come se si volesse – se proprio ci dev’essere- una memoria muta, spenta. Ma la rimozione o la relegazione della memoria non hanno una consapevole motivazione soggettiva o collettiva, non rispondono a nessun criterio, non sono determinate da nessuna scelta. Accadono per superficialità. Semplicemente per superficialità. Il nostro movimento nei territori della cultura non è quello dell’esploratore. E’quello del turista che vagola senza direzione e non si chiede nulla, non ha curiosità davanti a una facciata barocca, ma si sofferma giusto il tempo per fotografare e condividere con gli amici virtuali. Siamo attratti dall’estemporaneo, da quello che si consuma rapidamente e definitivamente, dal provvisorio, dai cocci luccicanti, dal canto delle nuove sirene, che ci incanta, anche se non sappiamo che cosa dice. Opponiamo rifiuto nei confronti delle cose e delle storie profonde e quindi della memoria, che è profondità. Così il nostro sapere è superficiale. Con un clic si chiede all’oracolo artificiale il significato delle cose, e l’oracolo risponde nel tempo di un istante. Con un altro clic l’oracolo scompare e con esso i significati che ha riferito, nel tempo di un istante. Si procede così: per clic. I libri che custodiscono memoria sono diventati suppellettili in disuso. Eppure per secoli e secoli sono stati i testimoni delle civiltà. Allora bisogna scegliere se si intende o no salvare la memoria di questa civiltà. Se si intende, non si può fare a meno di riprendere i libri. Un’alternativa non si intravede. Almeno per il momento.
[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, domenica 29 marzo 2026]




































































