Medioevo nordico

di Antonio Montefusco

La grande scrittura europea ha saputo vedere nell’Islanda soprattutto la potenza sfidante della Natura. Da Leopardi, passando per l’inglese socialista William Morris che conosceva bene le saghe norrene e girava tra geyser e vulcani a dorso di cavallo, fino a Magris e alla sua storia del principe Jorgen, per cui la notte artica è il «buio finale in cui muoiono le metafore»: il buio e il freddo sembrano riassumere la difficoltà dell’insediamento dell’uomo a Nord, a fronte di un’Europa mediterranea che riconquistava passo a passo i territori perduti dell’Impero Romano, faceva rinascere il commercio e covava la rivoluzione rinascimentale.

Francesco D’Angelo condensa in un volume agile (Medioevo nordico. La Scandinavia dall’età delle migrazioni alla Riforma protestante, Carocci)una storia del tutto differente e sorprendente. La Scandinavia – che nell’accezione più ampia comprende Norvegia, Svezia, Danimarca, Groenlandia e Islanda – è stata nel Medioevo una regione di grande creatività, commerciale, culturale e politica. Popolazioni diverse che hanno partecipato a una civiltà unitaria, tenuta insieme dalla scrittura runica, sistema alfabetico modellato sulla corsiva greca intrecciata con elementi latini che continuò a essere usato fin dentro l’epoca moderna, da una religiosità pagana particolare (che penetrò in Europa coi Longobardi) e da una saga letteraria formatasi a partire dalla memoria celebrativa dei vari capi militari. La storia del Nord si presenta nella forma di un processo non lineare, iniziato con l’epopea vichinga dell’VIII secolo, quando sciami di “pirati” (è questo uno dei possibili significati della parola), spesso di estrazione nobile, si lanciavano in razzie di arricchimento con delle navi agilissime dotate sulla prua di impressionanti sculture a forma di animale. La conversione al cristianesimo, piuttosto tardiva (X secolo), impose un cambiamento culturale di caratura quasi antropologica, che portò anche alla riscrittura identitaria della storia di queste popolazioni senza però cancellarne gli elementi essenziali.

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