Medioevo nordico

Migrazioni e spinta alla colonizzazione verso il settentrione sono la molla profonda di questi originali processi storici. Il caso della Groenlandia è particolarmente esemplificativo. Nel 982, Eiríkir il Rosso fu condannato per omicidio e venne esiliato dall’Islanda (la ‘terra del ghiaccio’, scoperta e abitata da poco più di un secolo); decise di navigare in direzione delle isole avvistate da un certo Gunnbjörn Úldsson, vagando per tre lunghe estati fino a quando arrivò nella “Terra verde”, Groenland appunto. A nord-ovest di Capo Farewell vennero installate colonie da cui si cercavano alpeggi e nuove lande più lontane: il figlio di Eiríkir, di nove Leifr ‘il fortunato’, partì intorno al fatidico anno 1000 con un manipolo di coraggiosi. Sulle tracce di Leifr, un altro islandese chiamato “Il Promettente”, si spostò nella Terra del Vino (Vînland) con l’intenzione di restare: nacque Snorri, il primo europeo su suolo americano, ma gli scontri con le popolazioni indigene, chiamate Skraelingar (i “disgraziati”) chiuse l’avventura. Il mito della scoperta però rimase tenace, e venne consegnato alla memoria europea da cronisti come Adamo da Brema e Galvano Fiamma.

La Groenlandia rimase proiettata verso Occidente ma allo stesso tempo radicata al reticolato di poteri delle regioni settentrionali, che si strutturavano in forme monarchico-nazionali nel Duecento. Il primo vescovo dell’isola, di nuovo un Eiríkir, parti per Vínland ma non fece più ritorno (1122), mentre gli scambi con le popolazioni Inuit del Nord America continuarono pacifiche. Solo le condizioni climatiche sempre più difficili tra Tre e Quattrocento affievolirono i rapporti tra Groenlandia e mondo norreno, che intanto viveva un momento di unificazione sotto il regno di Margherita «onnipotente signora e marito (husbond) di tutto il Nord»: nelle sue mani si concentrarono i regni di Danimarca, Norvegia e Svezia, creando i presupposti per l’unione di Kalmar (1397).

La parola “nord” è di origine germanica e significa “sotto” o “da sinistra”: queste popolazioni guardavano al mondo con un’ottica opposta rispetto alla nostra, con gli occhi probabilmente rivolti ad Oriente. In questo lembo d’Europa ancora oggi la frontiera si fa mobile; clima e risorse hanno spinto i popoli al movimento e alla conquista, riconfigurando i poteri di qua e di là del Mare del Labrador.

[“Alias-Il Manifesto” del 29 marzo 2026]

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