Le peripezie del busto di Dante Alighieri dell’istriana Pola

di Rocco Orlando


L’antico portale monumentale dell’Arsenale di Venezia.

     Ma Dante è andato veramente a Pola, in Istria? “È un tema dibattuto dagli storici, sospeso tra storia e leggenda, ma la prova principale a sostegno del viaggio a Pola è il riferimento nel Canto IX dell’Inferno (vv. 113-120), dove il Sommo Poeta descrive la necropoli di Pola:Si come ad Arli, ove Rodano stagna, Si come a Pola, presso del Quarnaro/ che l’Italia chiude e i suoi termini bagna, fanno i sepulcri tutt’il loco varo, così facevan quivi d’ogni parte, salvo che ‘l modo v’era più amaro; ché tra gli avelli fiamme erano sparte, per le quali eran sì del tutto accesi, che ferro più non chiede verun’arte’.

     Molti studiosi, in particolare del XIX e XX secolo e tra questi Camillo De Franceschi (1858-1953), hanno sostenuto che Dante non avrebbe potuto descrivere con tale esattezza il sepolcreto polese (una  necropoli romana nota all’epoca) se non avendolo visto di persona. Se il viaggio è avvenuto, questo si colloca tra il 1304 e il 1308 e si presume che il poeta abbia alloggiato presso l’Abbazia di San Michele, situata sull’omonimo colle, lo stesso colle da cui Dante vide la necropoli con tanto di sarcofagi nella zona polesana di Pragrande. Alcuni storici ipotizzarono che Dante possa aver visitato l’Istria a causa di legami tra Ravenna e Pola o grazie all’ospitalità di nobili veneti o istriani. La precisione dei suoi versi rende l’ipotesi del viaggio estremamente probabile e ampiamente sostenuta dalla critica”.

     Anche per la necropoli di Arles non ci sono prove che Dante l’abbia visitata durante il suo esilio, ma la descrizione dettagliata nel canto IX dell’Inferno suggerisce una conoscenza diretta o una descrizione molto precisa avuta da altri. Alcuni studiosi dicono che è probabile che Dante abbia visitato la Provenza e quindi la necropoli di Arles, in occasione del suo presunto viaggio a Parigi tra il 1308 e il 1310.  Dante considera entrambe le  note necropoli romane, che per legge  dovevano essere fuori dalla città, per  descrivere la condanna degli eretici che si trovano in tombe scoperte, infuocate in attesa del Giudizio Universale quando le tombe verranno chiuse.

Questa voce è stata pubblicata in Cronache e Storia e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *