
Fu proprio il riferimento a Pola, che Dante include all’interno dei confini d’Italia disegnati a est del Quarnaro, ad avere ispirato agli intellettuali polesi i sentimenti nazionali italiani e voler celebrare Dante con un monumento. E infatti il 21 novembre 1888 il patriota triestino Giacomo Venezian (1861-1915) scriveva a Giosuè Carducci una lettera in cui per la prima volta si propone di costituire una società per la tutela e la diffusione della lingua italiana. Carducci risponde subito all’appello e a lui si deve l’idea di dare alla Società il nome Dante. Nel 1889 viene pubblicato e diffuso il manifesto agli Italiani; la Società è già formata. Lo scopo della Società è di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all’estero con la madre patria ed alimentando tra gli stranieri l’amore e il culto per la civiltà italiana.
A Pola il culto di Dante ha una lunga storia.. Si era formato un comitato di giovani polesi che nel marzo 1900 iniziò ad organizzare balli, veglioni, lotterie per raccogliere i fondi per l’erezione di un busto di Dante. Intanto nel 1896 a Trento era stato eretto dagli irredentisti, trentini e non, un monumento a Dante, considerato “esempio massimo della cultura, della lingua e della libertà politica”. Anche in Istria gli irredentisti si batterono per fare erigere un monumento e fu scelta Pola (anche se in quel periodo la capitale era Parenzo). Gli istriani raccolsero i fondi necessari e si accontentarono di erigere un busto e non un monumento a figura intera come quello di Trento. Per la fusione si rivolsero allo scultore più in voga del momento, il romano Ettore Ferrari (1845-1929), che aveva già eseguito altri monumenti in Italia come il monumento a Vittorio Emanuele II, quello a Giordano Bruno, quelli a Garibaldi ed altri. Il 15 maggio 1901 arriva a Pola il busto bronzeo di Dante e il 29 settembre 1901 fu inaugurato con grande solennità e messo sotto la loggia del Palazzo Municipale in piazza della Signoria. Erano presenti moltissimi giovani irredentisti e tra questi c’era anche il marinaio Nazario Sauro. L’epigrafe viene stesa dall’irredentista triestino Attilio Hortis (1850-1926) con riferimento ai versi danteschi “QUI/ PRESSO DEL QUARNARO/ NUME ED AUGURIO”. Per le autorità austriache è inaccettabile; gli Austriaci concedono di collocare il busto senza epigrafe. Il comitato fa collocare sotto il busto una lapide di marmo bianca senza epigrafe cosicché tutti sapessero cosa non c’era scritto e il testo circolasse in mille cartoline e bigliettini.
Quando l’Italia entrò in guerra contro l’Austria –Ungheria il 23 maggio 1915, lo stesso giorno, come a evidenziare una voglia vendicatrice sofferta, gli Austriaci prelevarono il busto di Dante dicendo che serviva per ricavare bronzo per i cannoni delle loro navi. Al termine della guerra con la vittoria dell’Italia e la sconfitta dell’Austria, i polesi vollero ripristinare il busto e si rivolsero nuovamente allo scultore Ferrari che aveva mantenuto il calco di gesso. Fu quindi possibile rifonderlo identico e grazie all’Ammiraglio Umberto Cagni (1863-1932) venne usato il bronzo dei cannoni della nave austriaca Zenta confiscata come bottino di guerra dalla Regia Marina. Il monumento venne inaugurato il 6 giugno 1920 e l’epigrafe venne affidata all’ormai anziano Attilio Hortis “volle il barbaro annientare/ i fatidici voti/ vinto/inauguriamo un’altra volta/ ma col bronzo dei suoi cannoni/la sacra effige/ compiendo il vaticinio”.
Dante rimase in quel posto a Pola fino al 16 settembre 1947 quando gli esuli istriani lo portarono con sé avendo paura che il busto sarebbe potuto essere distrutto dalla mano saccheggiatrice del nemico invasore. Il Sommo Poeta fu uno dei passeggeri più tristi del piroscafo “Toscana”. Il busto di Dante rimase in una cantina segreta di Venezia fino al 20 settembre 1967, quando nella ricorrenza del ventennale dell’abbandono di Pola venne collocato, con l’autorizzazione della Marina Italiana, in una nicchia della facciata dell’arsenale di Venezia. Il Gazzettino dell’11 agosto 2024 riporta l’articolo di Alessandro Marzo Magno dal titolo “Ridateci il busto di Dante o almeno permetteteci di farne una copia, la città di Pola vuole indietro la statua da oltre mezzo secolo all’Arsenale”; queste erano le parole riportate del vicesindaco Bruno Gergnun “se fossero propensi a donarcelo sarebbe un bel regalo e il segno di poter tornare ai vecchi tempi della Serenissima“. E l’autore dell’articolo riporta: “Già nel 1964 si era formato il Comitato Istriano per l’offerta di un busto di Dante al Comune di Venezia. Il Comune di Venezia concede l’autorizzazione al collocamento del busto all’esterno dell’Arsenale sulla facciata a sinistra entrando nel portale monumentale, preferibilmente in corrispondenza della finestra murata. La nuova epigrafe approvata dal comune di Venezia e dal Comando Marina è scritta da un altro (ormai ex) irredentista istriano Giovanni Quarantotti (1881-1977): ‘Questa immagine di Dante/ sottratta alle offese nemiche/qui ancora attesti/oltre l’avverso destino/l’indomita fede della gente istriana/nel proprio diritto/come un dì a Pola presso del Carnaro/ ch’Italia chiude e i suoi termini bagna’’. E il vicesindaco Bruno Gergnun dice “Il busto in originale o in copia riattraverserà l’Adriatico per tornare a Pola”.

Ma quando Dante andò a Venezia? Dante durante i suoi viaggi da esule visitò Venezia nei primi mesi del 1321 come ambasciatore di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna. In quel periodo Dante era ospite a Ravenna dei Da Polenta. Venezia esercitava il monopolio del commercio del sale nell’Adriatico e aveva steso all’epoca un’alleanza con i Forlivesi. I Ravennati temevano l’occupazione delle saline di Cervia da parte dei Veneziani e dei loro alleati Forlivesi. Il danno sarebbe stato enorme perché il sale era una merce preziosissima e i Ravennati non potevano permettersi un nemico potente come Venezia. Allora Guido Novello inviò Dante a Venezia in quanto il poeta era stato esule a Forlì nel 1302-1303 e anche nel 1310, ospite della famiglia ghibellina degli Ordelaffi con i quali era rimasto in buoni rapporti. A Venezia Dante viene mandato per cercare una mediazione e scongiurare la guerra; fu ospite di uno dei più potenti patrizi dell’epoca Giovanni Soranzo (1240-1328) e ancora adesso è possibile leggere una targa che lo ricorda sulla facciata del bellissimo palazzo gotico della famiglia Soranzo che si affaccia sul lato destro dello splendido Campo san Polo.
Dante riuscì a mettere d’accordo Veneziani, Ravennati e Forlivesi: Forlì e Ravenna dovevano fornire sicurezza alle navi venete, fermare gli atti di pirateria e accettare la supremazia di Venezia sul commercio del sale.
Dante visitò Venezia e lo colpì l’Arsenale, il cantiere dove i Veneziani crearono la loro incredibile flotta e che in quel tempo era in piena attività: in questo luogo vi lavoravano più di 2.000 persone in grado di finire una galea in solo 24 ore. A Dante l’Arsenale gli ispirò la celebre similitudine della tenace pece nel XXI canto dell’Inferno per spiegare la pena riservata ai barattieri, cioè l’immersione nella pece bollente.
“Quale nell’Arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani
ché navicar non ponno” […];quindi Dante ricorda quello che aveva visto nell’Arsenale dove erano ferme le navi dalla fine settembre ai primi di aprile e in questo periodo dell’anno i lavoratori dell’Arsenale erano impegnati a costruire nuove imbarcazioni o a risanare con la pece quelle logorate dal lungo uso. Il ricordo di questi versi ha suggerito la collocazione del busto di Dante all’Arsenale.
Allora a Venezia c’era il “vecchio” Arsenale risalente al XII secolo e che fu poi sostituito da uno nuovo realizzato nel 1460 sotto il doge Pasquale Malipiero (1392-1462), dall’architetto Antonio Gambello (1437 – 1481). La porta di ingresso chiamata porta da terra ha la forma di un arco trionfale. Le colonne laterali furono recuperate dalla precedente porta e presentano bellissimi capitelli veneto-bizantini. Sopra la trabeazione c’è il leone alato di S. Marco, simbolo di Venezia, uno dei più grandi della città, opera di Bartolomeo Bon (1405/1410- 1464/1467). Nel 1523 fu costruito un atrio sobrio, ma imponente in cui c’è una statua della Madonna con il Bambino di Jacopo Sansovino (1486-1530) e nel 1533 furono collocate due statue, due Vittorie alate ed una iscrizione in latino “Victoriae Navalis Monumentum”. Dopo la vittoria di Lepanto (1571) contro i Turchi la porta dell’Arsenale divenne una sorta di monumento commemorativo e sulla cima fu aggiunta nel 1578 la statua di santa Giustina (il giorno della battaglia si festeggiava proprio questa santa), opera dello scultore Girolamo Campagna (1549-1625). In basso ai fianchi della cancellata si osservano sculture di divinità della mitologia greca, figure allegoriche. A guardia della porta ci sono 4 leoni, a coppia, due per lato e disposti in modo simmetrico. Guardando la facciata a sinistra ci sono due leoni tra cui il più famoso, il Leone del Pireo, che è il più grande, alto quasi 4 m., accovacciato, noto per le sue incisioni scandinave sui fianchi, di grandi dimensioni, realizzato in marmo bianco e che risale al IV sec. a.C.; l’altro leone è più piccolo, ma anch’esso di provenienza greca. A destra sono posizionati altri due leoni, di dimensioni e fatture diverse: uno è il leone che proviene dall’isola di Delo, che è il più antico (del VI secolo a. C. ) e con una grossa testa aggiunta in un secondo momento, nel XVIII secolo a Venezia, mentre la testa originale era più piccola; il quarto leone è il più piccolo, un falso leone, cioè era un mastino senza testa e fu aggiunta una testa da leone. Tre di questi leoni sono da collegare alle imprese dell’ammiraglio Francesco Morosini (1619-1694) dopo la conquista di Atene nel 1687 e la vittoria a Corfù del 1716.
Bruno Crevato Selvaggi nel suo saggio “Il busto di Dante già a Pola, ora all’Arsenale di Venezia” riporta: “Nel Municipio di Pola c’è ancora il posto dove questo busto si trovava e sarebbe bello ci tornasse oppure potremmo metterlo nella Piazza di Pola”.
Il Gazzettino del 12 agosto del 2024 riporta nell’articolo dal titolo “Il busto di Dante dall’Arsenale a Pola?: “La ‘Restituzione’ divide. Lo storico dice “Si alla copia, ( il filosofo Stefano) Zecchi dice “Diamo l’originale”….L’articolo riporta ”Il busto di Dante sulla facciata dell’Arsenale sigilla la materna pietà di Venezia per le terre dell’Adriatico orientale e per il popolo fratello che non l’ha mai dimenticata e che i Veneziani non devono dimenticare. Il busto di Dante sta benissimo dov’è”. Parole che fanno “prendere le distanze da un possibile distacco di Dante dall’Arsenale”.
Il Gazzettino del 18 agosto 2024 torna sull’argomento e scrive: “Il vicesindaco di Pola reclama il busto di Dante dall’Arsenale di Venezia. “Potremmo accontentarci anche di una copia per collocarla a Pola in Piazza Dante: sarebbe come riportare a Pola “quale tassello prezioso del mosaico che raffigura la componente identificativa della città. Si deve considerare che oggi questo busto non fa parte soltanto del patrimonio culturale italiano, ma anche di quello croato”.
Le richieste per il ritorno del busto di Dante a Pola sono attive, con discussioni in corso tra le parti interessate per riportare l’opera nella sua sede storica.
Bibliografia
www.worldpresss.com, La storia del Busto di Dante a Pola, di Romano Sauro, 17 marzo 2016.
B. Crevato-Selvaggi, Il Busto di Dante già a Pola, ora all’Arsenale di Venezia. Ateneo Veneto, 2017.
www.il gazzettino.it Ridateci il busto di Dante (o almeno fateci fare una copia), la città di Pola vuole indietro la statua da oltre mezzo secolo all’Arsenale, A. Marzo Magno, 11 agosto 2014.
www.il gazzettino.it Dante dall’Arsenale a Pola? La “restituzione” divide. Lo storico “Si alla copia”, Zecchi “Diamo l’originale”. 12 agosto 2024.
www.rtvslo.it Recuperare il busto di Dante, Walmer Cusma, 15 agosto 2024.
www.il gazzettino.it Il Vice sindaco di Pola reclama il busto di Dante dall’arsenale di Venezia, 18 agosto 2024.
www.adrijo.eu, Il portale monumentale dell’Arsenale di Venezia.




































































