Giaculerie 14

***

L’occhio del padrone

Si suicida anche questo giorno

mal buttato in disdicevoli appannaggi

sderenato dentro squallidi ospitali

non ho raggranellato nemmeno un rosario

di spicchi d’aglio marcito

un altro giorno alla boia d’un cane

a fare ingrassare l’occhio del padrone

e in gloria dello nimico di Dio

***

Mattinale otrantino

Come quando già si rannuvola

mentre dal colle della Minerva a piedi

ti porti verso il borgo antico

ed infuria poi all’improvviso

– e sei solo a metà percorso –

quel cielo che abbaia e sputa

e più morde e tu più esecri

e sbraiti e più ti impantani

nel brago di un mattino sdrumato

tristo, come l’occhio dell’infinito

rabido, come il cipiglio del destino

sacro, come le sante ossa e imperiture

degli ottocento martiri

che ti guardano passare

***

Ma per favore…

Vita, che riaffiori fra i tavoli di un bar

o dal greto della mia disperazione,

nell’aria rinfrescata

dalla pioggia appena caduta:

dimmi, infingarda, chi ti ha mandata?

Vita, che mi riprendi dalle noie,

dai miei dolori e dalle mortificazioni:

che credi, per una giornata di sole,

di potermi illudere o gabbare?

Ti conosco, vita, sei quella degli insulti,

delle botte, dei fischi e dei fiaschi,

pensi di cavartela con così poco

nell’aria migliorata

dalla festa appena arrivata?

Perché, infingarda, non te ne torni

da dove sei venuta?

Questa voce è stata pubblicata in Giaculerie di Paolo Vincenti, Poesia e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *