di Augusto Benemeglio

Qui veniva Cristo coi dodici
Veniva con la sua barba
Saracena a spezzare il pane
E cuntare parabole
Sotto gli ulivi secolari
C’è ancora la sua luce
E la sua voce nel cielo
Non distruggete questa luce
Geometria dell’esistere
Qui venivano all’alba
Le raccoglitrici delle ulie
Ogni due novembre
Con il loro buio nel cuore
Stretto in una mano secca
Che aveva voce cupa di morte:
“L’ulia chiu pende, chiu rende”.
Funerale di colpe antiche
E voci impastate di silenzio
E con tutto il lievito
Del petto nel vento
Cantavano una nenia lenta
In attesa di un urto
Fra le loro cosce forti
Qui tutto è di passaggio
Viene va e più non ritorna
Vele leggere trepidano
Di fronte al piccolo porto
Come radici aeree tra nubi
E luoghi strani e lontani
E’ la nostalgia del sogno
Che batte nel sangue notturno
Delle più recondite vene
E delle furiose arterie
Qui tutto è provvisorio
E gli angeli sono in fuga




































































