La lunga vicenda della proprietà della Cappella Scrovegni di Padova

di Rocco Orlando


Modello della Cappella, offerto in dono alla Vergine, Giudizio Universale, particolare, Cappella degli Scrovegni, Padova.

     Fu fatta costruire da Enrico Scrovegni, che aveva acquistato tutta la zona denominata Arena (nota 1) dai nobili Dalesmanini (nota 2) nel febbraio 1300; il vescovo di Padova Ottobono dei Razzi autorizzò la costruzione della cappella prima del 1302, quando fu trasferito al Patriarcato di Aquileia. Enrico chiedeva il permesso di edificare una piccola chiesa, “a mo’ di oratorio, soltanto per sé, la moglie, la madre e la famiglia cui non potesse accedere il popolo”.

     La prima consacrazione si ebbe nella ricorrenza della festa dell’Annunciazione, il 25 marzo 1303. Il 1° marzo 1304 papa Benedetto XI concesse l’indulgenza a chi avesse visitato la cappella, quindi la apriva al pubblico in quanto chiesa, e un anno dopo, sempre nella ricorrenza del 25 marzo 1305, la cappella veniva consacrata.

     Enrico Scrovegni  eresse  anche un sontuoso palazzo. Ad affrescare la cappella  chiamò Giotto, che in quel periodo era a Padova, dai frati della Basilica di S. Antonio ad affrescare la sala del capitolo, la cappella di s. Caterina, detta anche delle Benedizioni. Giotto dipinse la cappella Scrovegni tra il 25 marzo 1303 e il  25 marzo 1305. La cappella storicamente era intitolata alla Vergine Annunciata, ma poi era stata riproposta l’intitolazione a Santa Maria della Carità che però non ebbe seguito. Poco distante dall’Arena sorse una confraternita laica sotto il nome della Vergine Annunciata, la Scuola dell’Annunciata.  Enrico aveva lasciato scritto:  “Solenne rappresentazione dell’Annunciata da farsi ogni anno in detta città  nel mese di marzo con l’intervento di tutto il clero padovano e dei frati”.

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