La cerimonia di inaugurazione a Lecce dei monumenti ai parlamentari Gaetano Brunetti e Francesco Lo Re (23.4.1922)

di Roberto Orlando

Lecce, villa comunale, busto di Francesco Lo Re

     Domenica 23 aprile 1922 si svolse a Lecce la duplice cerimonia di inaugurazione del monumento all’on. Gaetano Brunetti [1], in viale della Stazione, eseguito da Eugenio Maccagnani, e del busto all’on. Francesco Lo Re (1844-1903) [2], nei giardini pubblici “Garibaldi”, opera dello scultore ruffanese Antonio Bortone (1844-1938).

     La mattina partì un lungo corteo dal palazzo municipale, preceduto dalla banda musicale del 47° Fanteria. Tra le autorità erano presenti il prefetto Eugenio De Carlo, l’on. Giuseppe Pellegrino (1856-1931), il sindaco Romeo De Magistris, lo scultore Eugenio Maccagnani.

     All’imbocco del viale della Stazione, al suono della marcia reale e alle acclamazioni della folla, fu scoperto il monumento a Brunetti. Seguì il lungo, retorico discorso commemorativo dell’avv. Carlo Russi, che quando Brunetti morì ricopriva la caria di sindaco di Lecce.


Rarissima immagine di Gaetano Brunetti.

     Riportiamo i passi salienti del discorso: “Signori, dinnanzi ad un feretro la parola il più delle volte è forma di ciò che va dettando il cuore, ma dinnanzi ad un monumento, che si scopre dopo più di vent’anni dalla morte dell’onorato, la parola deve essere forma della mente, serena ed eterna, come levigato e perenne è il bronzo dell’artista.

     In Gaetano Brunetti adunque l’amor di patria e l’aspirazione alla libertà ‘discesero per li rami’ (Dante Alighieri, Purgatorio, VII, v. 121, ndr), poiché fervente patriota, oltrechè valoroso avvocato, fu il padre suo, Francesco, e di spiriti audacemente liberali fu la madre sua, Chiara Scardino, la quale nelle frequenti perquisizioni domiciliari, eseguite da giudici e da gendarmi borbonici, nascondeva nelle calze, nel seno e nei capelli le carte compromettenti! […]

     Segretario di quelle riunioni (segrete dei patrioti leccesi in casa Brunetti, ndr) era il giovane Gaetano Brunetti, il quale conosceva perciò le fila delle magnanime congiure e gli uomini sommi che preparavano la Rivoluzione (i moti a partire dal 1848, ndr).

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