di Gianluca Conte

«Le sacre urne,
padre,
delle tue ceneri
ribrillano
sotto questa fine pioggia
d’inizio novembre […]».
M. Buttazzo, XIV, A mio padre Pietro, da «Il cielo degli azzurri destini».
Marcello Buttazzo è un poeta lirico contemporaneo che merita di essere letto con attenzione e conosciuto approfonditamente. Nato a Lecce e residente a Lequile, nel cuore della Valle della Cupa salentina, è autore di pregevoli sillogi, partorite con una rara sensibilità.
Partiamo col dire che la radice geografica di Buttazzo non è un semplice dato anagrafico, ma una coordinata esistenziale che attraversa tutta la sua scrittura. Il Salento, con i suoi ulivi millenari, la luce abbacinante dell’estate, il calore della pietra leccese, i profumi e i colori di una terra antica, costituisce l’humus poetico da cui egli trae linfa vitale per i suoi versi. Tuttavia, accanto alla rassicurante pienezza vitale dei luoghi, non manca, nella táxis di immagini evocate dall’autore, la sanguinità, la durezza di alcuni elementi spigolosi, che spesso divengono delle spine nel fianco del poeta. L’indifferenza verso il prossimo, a esempio; oppure, la violenza e la ferocità del mondo contemporaneo, che feriscono profondamente il Nostro.




































































