di Paolo Vincenti

Dismenorrea con paesaggio
Ci sono giorni di resa e di abbandono,
in cui sembra che l’anima voglia disnodarsi dal corpo
e il paesaggio intorno sfaldarsi, in un tutto niente sgottato,
come i colori sulla tela di un macchiaiolo sfrattato,
e il paesaggio smagato frantumarsi, in un garbuglio informe,
come il cocktail malriuscito di un barman licenziato.
Così stamattina, nella guazza, fra i lecci e gli eucalipti,
non vedo quel verde mistico ondeggiante nella brezza,
non sento le allodole nelle spire del sole allelujante,
ma solo un movimento carsico impattante ed effrenato,
solo il rumore fastidioso dei miei passi nella zacchera,
come un bisogno solido farsi strada nello stomaco
dopo il secondo caffè trangugiato senza grazia.
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