di Gianluca Conte

Sulle cime dei Balcani centrali, a 1441 metri di altitudine, nel cuore della Bulgaria, sorge una delle strutture architettoniche più enigmatiche e affascinanti dell’Europa del Novecento. Il Monumento di Buzludzha, noto anche come la «Casa-Monumento della Fondazione del Partito Comunista Bulgaro», si erge come un’astronave abbandonata sulla cima del passo omonimo, sfidando il tempo, le intemperie e l’oblio della storia.
Per comprendere pienamente quest’opera, occorre calarsi nel contesto storico che la generò. Il 1891 è l’anno fondante: sul monte Buzludzha, Dimitar Blagoev, il cosiddetto «nonno» del socialismo bulgaro, tenne in segreto la prima riunione organizzativa del Partito Socialdemocratico Bulgaro, il movimento che avrebbe poi dato vita, attraverso successive scissioni e trasformazioni, al Partito Comunista Bulgaro (PCB). Quel luogo remoto, battuto dai venti e avvolto spesso nella nebbia, divenne per il regime comunista bulgaro un sito di memoria fondativa, una sorta di «La Mecca laica» del marxismo nei Balcani.




































































