Lettera 44 30. Quando il progresso non è benessere per tutti

di Antonio Errico

A volte l’uomo della strada si fa domande strane. Si guarda intorno, legge i giornali, riflette su quello che accade, e si fa domande strane. Per esempio, si domanda se esiste e in che cosa consiste la relazione tra il concetto di progresso scientifico, tecnologico, economico, e la sua applicazione agli eventi e alle situazioni dell’umanità contemporanea. Si fa domande strane, ingenue, l’uomo della strada. Per esempio, si domanda com’è che il progresso ci ha portati sulla Luna ma non riesce a portare l’acqua dove non ce n’è, a costruire gli ospedali dove ci vogliono, le scuole dove ci vogliono. Com’è che il vento del progresso anziché alimentare il benessere del mondo, alimenta l’incendio delle guerre che bruciano il pianeta. Nel progresso, l’uomo della strada vorrebbe riporre una fiducia incondizionata e smisurata.  Non gli riesce di avere dubbi sul fatto che il progresso della scienza, della tecnica, della tecnologia, della medicina, della fisica, consenta una qualità della vita che è davvero imparagonabile anche solo con quella di cinquant’anni fa. È convinto che il progresso debba creare uguaglianza, colmare i baratri di differenze, ridurre e magari azzerare le forme di emarginazione, non lasciare indietro nessuno. All’uomo della strada di tanto in tanto cade lo sguardo sulle pagine di qualche libro e ne sottolinea a matita qualche riga. Tempo fa,  sottolineò alcuni passi di un saggio di  Zygmunt Bauman intitolato Modus vivendi. Dicono che il progresso da promessa di felicità universalmente condivisa si è trasformato in minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua. Il progresso è diventato una sorta di “gioco delle sedie” senza fine e senza sosta, dice, “in cui un momento di distrazione si traduce in sconfitta irreversibile ed esclusione irrevocabile. Invece di grandi aspettative di sogni d’oro, il ‘progresso’ evoca un’insonnia piena di incubi di ‘essere lasciati indietro’, di perdere il treno, o di cadere dal finestrino di un veicolo che accelera in fretta”. 

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