Lettera 44 30. Quando il progresso non è benessere per tutti

Ma quanto più legge tanto più gli vengono quelle sue domande strane.  Per esempio, quando in un libro di Eugenio Scalfari intitolato L’amore, la sfida, il destino, trova scritto che con il progredire delle tecnologie la mente è stata sempre più accantonata e ad essa è stato riservato un solo compito: la furbizia. “Non la conoscenza, non l’elaborazione dei sentimenti e non la sapienza e la saggezza. Niente di tutto questo, ma unicamente la furbizia, inventando i modi per ingannare il prossimo e garantirsi un vantaggio”.  Allora si chiede di quale progresso parliamo: di quello che riguarda le funzioni degli strumenti, delle macchine, degli elettrodomestici? Di quello che ogni giorno tira fuori un computer più sofisticato, un telefono con innumerevoli inutili funzioni, un’auto più accessoriata? Di quello che riguarda la perfezione delle armi, le bombe intelligenti, i missili supersonici? Si chiede se dovremmo esaltarci per questo progresso.

Si fa domande strane, a volte, l’uomo della strada, e non gli viene mai una risposta. Però di tanto in tanto gli ritorna in mente quell’epigramma di Andrea Zanzotto che dice così: “In questo progresso scorsoio/non so se vengo ingoiato/ o se ingoio”.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, domenica 26 aprile 2026]

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