Terzo referente
La vita del poeta, che lavora a Reggio Calabria come geometra del Genio Civile. In precedenza è stato a Roma per frequentare l’Università, ma, costretto a interrompere gli studi, ha lavorato come disegnatore tecnico presso un’impresa edile e, in seguito, come impiegato presso un grande magazzino. A Reggio Calabria ha sposato Bice Donetti, con cui ha prima convissuto.
Destinatario
Nella poesia si possono distinguere due destinatari:
- uno interno, simulato, che è Tindari, la località a cui il poeta si rivolge direttamente;
- uno esterno, ed è il lettore.
Contatto
Il libro
Codice
Lingua italiana letteraria
Messaggio/Testo
Il titolo Vento a Tindari contiene una ambiguità che sarà risolta alla fine del testo: vento è sia il vento reale, che soffia tra i pini, sia il vento dei pensieri che assale il poeta.
Testo
Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali e ti chini in cuore.
Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima.
A te ignota è la terra
ove ogni giorno affondo
e segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.
Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.
Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.
Parafrasi
La parafrasi è la traduzione del testo in un linguaggio più immediato, che scioglie alcune difficoltà dell’assetto retorico del dettato poetico.
Tindari, io so che tu sei un luogo mite, tu che fra grandi e fitte colline sei collocato in alto sull’orlo di un profondo dirupo che sta di fronte alle tranquille isole del dio Eolo; oggi mi prendi all’improvviso e ti pieghi sul mio cuore.
Salgo lungo alte cime, percorro precipizi librati nell’aria, assorto nel vento che scuote i pini, e intanto il gruppo di amici che allegramente mi accompagna, da cui giunge un’onda di suoni e di sentimenti amichevoli, si allontana disperdendosi nell’aria e occupi il mio animo tu, dal quale mi allontanai malamente, ricevendone paure di ombre e di silenzi, che sono stati il rifugio di dolcezze che un tempo godevo continuamente, e (ricevendone) morte dell’anima.
Tu non conosci la terra dove ogni giorno mi sento sprofondare e scrivo segretamente versi; una luce diversa da quella in cui io vivo passa sopra i tuoi vetri nella notte ed una gioia che non è la mia (perché sono lontano) riposa in te.
Il mio esilio è doloroso e la ricerca di armonia che io facevo venendo da te oggi si trasforma in una precoce ansia di morire. Ogni amore che io ho è un modo per sfuggire alla tristezza, è come un passo silenzioso fatto nel buio dove tu mi hai mandato a spezzare pane amaro.
Tindari, torna a essere serena come una volta. La voce di un caro amico mi ridesta dalla mia temporanea divagazione invitandomi a sporgermi dalla rupe che sembra collocata nel cielo; affacciandomi fingo di avere paura ma l’amico non sa quale paura mi ha preso quando il vento impetuoso dei pensieri mi ha investito.
Sviluppo discorsivo
Il testo si finge composto nel corso dell’evento narrato. Quasimodo si rivolge direttamente al luogo personificato (destinatario interno), con atteggiamento confidenziale, come ad un amico. Egli descrive la sua salita al santuario insieme agli amici; ad un tratto, sollecitato dal vento che soffia tra i pini, si estranea dalla compagnia (s’allontana nell’aria) e va col pensiero alla sua amara vita.
L’ esperienza quasi onirica (mi desta) è interrotta dalla voce di un amico (Pugliatti), che lo invita ad affacciarsi alla ringhiera di fronte al mare (Fig. 1). Egli finge di avere paura, ma l’amico non sa quale paura egli ha sperimentato quando è stato assalito dal vento dei suoi pensieri.
All’interlocutore interno il poeta attribuisce molti fatti della sua vita, positivi (è mite, è un luogo dove
cercava l’armonia) e negativi (lo assale; lo ha costretto ad emigrare).
Lessico
Il contenuto di un testo consiste nel suo lessico. Per coglierne tutti gli elementi occorre registrarlo lemmaticamente, anche se ciò comporta la scomposizione del testo.
Nel lessico non si registrano i connettivi: articoli, preposizioni e congiunzioni. I pronomi personali sono registrati in quanto espressi. I numeri accanto al lemma indicano la frequenza con cui il termine ricorre nel testo.


Il lessico è vario. Solo quattro parole sono ripetute due volte:
amore:
onda di suoni e amore
e ogni amore è schermo alla tristezza
Tindari:
Tindari, mite ti so
Tindari serena torna
vento:
assorto al vento dei pini
che vento profondo m’ha cercato.
(La somiglianza nasconde una opposizione: il vento dei pini è esterno, il vento profondo è nell’animo).
oggi:
oggi m’assali e ti chini in cuore
e la ricerca che chiudevo in te/ d’armonia oggi si muta/in ansia precoce di morire
(Esprime il mutamento dell’atteggiamento di Tindari, prima amichevole, ora in parte ostile).
Nel lessico si possono individuare alcuni campi semantici.
Alcuni esprimono nozioni positive:
della dolcezza
dolci:
Delle isole dolci del dio,
dolcezze:
rifugi di dolcezze un tempo assidue
I termini si riferiscono all’esperienza pregressa.
dell’amore
amore:
onda di suoni e amore
e ogni amore è schermo alla tristezza
amico:
soave amico mi desta
I termini connotano la compagnia del poeta nella gita; ogni amore allude alla varietà delle esperienze amorose vissute dal poeta (che nel 1926 ha sposato Bice Donetti).
della serenità
mite:
Tindari, mite ti so
sereno:
Tindari serena torna
I termini si riferiscono a Tindari, come luogo del ricordo, che si auspica possa tornare ad essere.
Altri esprimono nozioni negative:
dell’amarezza e della tristezza
amaro:
amaro pane
aspro:
Aspro è l’esilio
tristezza:
e ogni amore è schermo alla tristezza
della morte
morte:
e morte d’anima
morire:
ansia precoce di morire
dei sentimenti negativi
paura:
e paure d’ombre e di silenzi
affondare:
Ove ogni giorno affondo
buio:
tacito passo al buio
tristezza:
e ogni amore è schermo alla tristezza
Osservazioni sulla lingua e sullo stile
Metafore: dopo il testo sono indicati il senso metaforico e il senso proprio del termine.
e ti chini in cuore: ti chini/ti pieghi
salgo vertici aerei precipizi: vertici/cime
onda di suoni e amore: onda/suono interrotto
e tu mi prendi: prendi/occupi (il mio animo)
da cui male mi trassi: mi trassi/mi allontanai rapidamente, fuggii (ved. Lettera alla madre)
ove ogni giorno affondo: affondo/cado nella tristezza
segrete sillabe nutro: nutro/coltivo, alimento (come se fossero un figlio)
altra luce ti sfoglia sopra i vetri: ti sfoglia (= ti toglie le foglie)/ti mette a nudo?
e gioia non mia riposa/ sul tuo grembo: riposa/vive tranquilla; grembo/luogo accogliente
e la ricerca che chiudevo in te: chiudevo/racchiudevo, riponevo
e ogni amore è schermo alla tristezza: schermo/difesa
tacito passo al buio: buio/vita oscura, povera, dolorosa
Metonimie
genere per la specie
sull’acque /Delle isole dolci del dio: acque/mare
amaro pane a rompere: rompere/spezzare (consumare)
Sineddochi
parte per il tutto
segrete sillabe nutro: sillabe/versi (occorre tenere presente che in questo periodo l’attività poetica del poeta non è nota).
Iperboli
salgo vertici aerei precipizi
Espressione eccessiva per un luogo che sorge a un’altezza di 268 m. sul livello del mare.
Aspro è l’esilio
Il termine accentua la lontananza dalla Sicilia, che è frutto di un atto volontario, non di costrizione.
Iperbati
mite ti so
e la ricerca che chiudevo in te /d’armonia.
Figure di suono
Tindari, mite ti so: allitterazione del suono t,
Tindari serena torna: allitterazione del suono t e del suono r.
Sintassi
salgo vertici aerei precipizi:l’aggettivo aerei è da intendere in comune sia con vertici che con precipizi: entrambi sono librati nell’aria. Vertici e precipizi si possono riferire alla stessa realtà fisica (ved. Fig. 2): gli uni visti dal basso, gli altri visti dall’alto.
Esegesi del testo
Tindari, mite ti so: mite, perché in essa (forse per visite al Santuario?) il poeta effettua la sua ricerca… d’armonia. Il tono confidenziale è quasi implorante (ved. la fine).
fra larghi colli: in la zona di Tindari è collinare.
pensile sull’acque: per un’immagine analoga espressa in modi più piani ved. “e tu pendevi ancor su quella selva” (Leopardi, Alla luna).
delle isole dolci del dio: problematico l’aggettivo dolce; forse è dovuto al carattere benevolo con cui il dio Eolo è qualificato nell’Odissea (23, 314).
oggi m’assali e ti chini in cuore: m’assali è da intendere non in senso ostile (= mi aggredisci), ma nel senso di “mi prendi all’improvviso, inaspettatamente”. In questo senso è coerente con ti chini in cuore, che esprimeun atteggiamento benevolo (cf. Lala: “giungi nel cuore dall’alto della visione con cuore materno”).
assorto al vento dei pini: sono i pini che accompagnano il sentiero della salita.
s’allontana nell’aria: il verbo segna il momento dell’evasione fantastica, che si chiude verso la fine con mi desta.
onda di suoni e amore: esprime bene il carattere intermittente dell’ascolto e i sentimenti di amicizia che gli giungono dalla brigata.
e tu mi prendi/ da cui male mi trassi: Tindari rappresenta qui la Sicilia, da cui è partito con animo polemico perché luogo che non offriva sbocchi alle sue aspirazioni letterarie. In Lettera alla madre la partenza è ricordata così: “quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto/ e alcuni versi in tasca”. Per male mi trassi ved. l’espressione “lasciarsi male” (detta di due amanti).
rifugi di dolcezze un tempo assidue: apposizione di ombre e silenzi.
e morte d’anima: coordinato con paure d’ombre.
e segrete sillabe nutro: indica la passione e l’assiduità con cui coltiva la poesia (rimuginando i versi). Vi potrebbe essere un’allusione alla poetica del poeta: ved. Excursus.
altra luce ti sfoglia sopra i vetri: una luce diversa da quella in cui il poeta vive o da quella precedente. Piuttosto enigmatica la metafora ti spoglia sopra i vetri.
e gioia non mia riposa/ sul tuo grembo: la metafora indica che il poeta pensa a Tindari come madre (ved. sopra e ti chini in cuore).
oggi si muta: non nel giorno dell’evento, ma negli ultimi tempi.
in ansia precoce di morire: precoce perché si manifesta in giovane età (Quasimodo ha ora 25-30 anni)
e ogni amore è schermo alla tristezza: ogni amore allude a diverse esperienze amorose.Per l’amore come rifugio esistenziale ved. la canzone di Tenco “Mi sono innamorato di te”.
tacito passo al buio: passo ‘verso’ il buio.
dove mi hai posto /amaro pane a rompere: anche qui attribuisce a Tindari una responsabilità non sua, ma della Sicilia, che non offre prospettive alle sue aspirazioni (letterarie).
Tindari serena torna: la confidenza si fa qui più accorata, quasi un’invocazione.
Ricomposizione del testo
Dopo le analisi, una rilettura del testo nel tono che gli è proprio (confidenziale) consente di apprezzare tutte le sue sfumature semantiche. Tutti i particolari del testo dovrebbero ormai essere chiariti.
Il testo sembra essere stato sottoposto a un processo di metaforizzazione: le metafore (insieme con le metonimie e le sineddochi) danno al testo un tono di indeterminatezza che trova riscontro anche nella soppressione dell’articolo in ti chini in cuore.
Excursus. La tecnica poetica di Quasimodo
L’espressione segrete sillabe nutro potrebbe alludere a una prassi compositiva basata non sul verso, ma sulla singola parola, o addirittura sulla sillaba.
Il verso tradizionale della poesia italiana si basa sulla sua continuità sintattica. Versi come.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
o
Sempre caro mi fu quest’ermo colle
sono composti (e vanno letti) nella continuità del loro ritmo linguistico (fissato da regole precise). Il loro senso emerge dall’insieme delle parole, che dunque quasi scompaiono, come singole unità, nell’unità del verso. Il verso è l’unità compositiva con le sue norme tradizionali: le parole devono ‘entrare’ in esso anche con modifiche (troncamenti, elisioni ecc.).
Il Novecento ha portato a una dissoluzione del verso sia nella direzione dell’annullamento delle regole (verso libero) sia nella dissoluzione dell’unità interna. Ora più del verso contano le singole parole che, se pure si mantiene la misura aritmetica o anche ritmica del verso, pesano per il loro significato.
Ad esempio, in un verso come
Ognuno sta solo sul cuor della terra,
ogni parola ha un suo peso, che si perde in una lettura continua. Le prime tre vanno lette singolarmente (Ognuno| sta |solo); una connessione sintattica è possibile solo per le quattro finali (sul cuor della terra).
Anche un verso come Tindari mite ti so è costruito sulle singole sillabe, che favoriscono la ricerca di allitterazione.
Bisogna pensare che tale procedimento sia attivo anche a livello compositivo: il poeta si concentra sulle singole parole, cercandone il significato più profondo, disinteressandosi del ritmo del verso (che è secondario). L’aspetto semantico del verso prevale su quello ritmico. Da qui l’attenzione alle ‘sillabe’ che Quasimodo mette qui in rilievo.
La tecnica ermetica si basa sulla ricerca di termini rari e sulla creazione di metafore, meglio se ardite come pensile e ti sfoglia (i due processi possono essere convergenti), oltre che sulla concentrazione sintattica, consistente nella eliminazione di nessi ovvi e consueti (per es. ellissi).




































































