15 maggio 1913: inaugurazione a Casarano di una delle prime centrali elettriche della Provincia di Terra d’Otranto

     Nel piazzale antistante il Municipio, poco prima di mezzogiorno, si erano radunate una gran folla e le autorità cittadine in attesa dell’arrivo del prefetto, comm. Luigi Zazo, che giunse da Lecce in automobile preceduto da una staffetta di ciclisti imbandierati e accompagnato dal Maggiore dei Regi Carabinieri.

     Dopo i saluti di rito, si formò un lungo corteo, che partì verso la sede della Centrale Elettrica, ubicata all’uscita di Casarano sulla via per Ruffano, preceduto dalla bandiera del Comune e dalle bande musicali di Casarano e di Specchia. Alla testa del corteo vi erano il sindaco G. B. De Donatis, il Sottoprefetto di Gallipoli, il pretore, il tenente dei Regi Carabinieri, i consiglieri e gli assessori comunali, i rappresentanti dei carabinieri e della guardia di finanza, le scolaresche con i loro insegnanti, gli impiegati comunali, la Società Operaia, il Circolo Cittadino, con le rispettive bandiere.


L’imprenditore Luigi Capozza

     Ad accogliere le autorità nella sede c’erano il proprietario Luigi Capozza e il figlio Giuseppe, che offrirono un pranzo nell’ampia sala delle macchine, cui erano stati invitati, oltre ovviamente alle autorità, i notabili della città e dei paesi vicini con le rispettive mogli e figli, quali i Pio, Stea, De Donatis, Arditi, Valente, Zompì, Sansonetti D’Astore, Colosso ed altri.

     A pomeriggio inoltrato, il vescovo di Nardò, mons. Nicola Giannattasio, accompagnato dal Capitolo collegiale, dopo il canto dei Salmi di rito, impartì la benedizione alle macchine, quindi pronunciò un breve discorso inneggiante alla luce smagliante della religione e della scienza, augurando la felicità e la fortuna della civile ed industre Casarano. Seguì il battesimo.

     Il prefetto, in qualità di padrino della cerimonia, prese a braccetto la madrina, la signorina Angiolina Zompì; entrambi si disposero davanti alla dinamo. Luigi Capozza, alle ore 18,45 in punto, ordinò: “Operai, alle macchine!”, e in un attimo tutti furono a posto; al secondo comando: “Macchine in moto!”, gli stantuffi fecero sentire il loro ritmo, e il volante prese il suo moto vertiginoso; contemporaneamente la madrina lanciò la tradizionale bottiglia di spumante che s’infranse contro la corazza della dinamo.

     Subito si elevò tra i presenti un Evviva Capozza! E le bande musicali, alle quali si era aggiunta quella di Taranto, intonarono la marcia reale, mentre venivano sparate ventuno bombe, che annunciavano il battesimo della Centrale Elettrica.

     La sera si tenne un ricevimento nel palazzo Capozza, nel corso del quale furono distribuiti rinfreschi, dolci, liquori al suono di musiche allegre. Il tutto terminò poco prima della mezzanotte.

     Riportiamo il primo paragrafo, quello introduttivo, di un opuscolo che Luigi Capozza aveva pubblicato e diffuso prima dell’inaugurazione, in cui illustra il vasto progetto tecnico e finanziario relativo alla Centrale elettrica (Impianto elettrico a Casarano, Matino, Tipografia De Siena, 1911).

     Andate innanzi, e la fede verrà (D’Alèmbert). Guidato da questa massima, procedetti con passo sicuro sul sentiero della mia vita, lavorando e facendo lavorare. Quanto più arduo e contrastato si presentò il successo, tanto più forte e tenace mi attaccai all’impresa, e la fede venne. Oggi è la volta di un importante impianto elettrico, che posso annunziare, come fatto compiuto, allo scopo di distribuire luce, calore e forza motrice, nonché a tutti i rami della mia industria, all’intero paese di Casarano.

     Quanto cammino dalle scoperte di Galvani e del Volta alle odierne applicazioni, in materia di elettricità! Il genio di Napoleone I, ammiratore entusiasta della scoperta di quella forza, ne intuì il successo; ma per lungo volgere di tempo l’elettricità, malgrado preoccupasse la mente degli scienziati di tutto il mondo, rimase, esitante ed incerta, nell’ambito del gabinetto. I portati di pazienti ricerche non tardarono, poscia, a renderla di pubblica utilità, ma con uso limitato al lusso ed al privilegio; finché oggi, divampando, come incendio a lungo soffocato dalle ceneri del dubbio, forza le mura del gabinetto, rompe le dighe del privilegio ed inondando di luce, di calore e di forza tutto il mondo, entra trionfalmente nel campo pratico ed economico della vita.

     E sono ormai tali e tante le applicazioni di questa feconda ed incommensurabile forza nel campo industriale, economico e sociale; tale l’utilizzazione di essa in tutte le forme dell’attività umana, che sarei quasi per dire, che oggi si vive elettricamente. Così nelle industrie, come nelle arti e mestieri, nell’agricoltura, nella navigazione, nella vita domestica, nei ritrovi di piacere, nelle cliniche e nei gabinetti scientifici, nei mezzi di locomozione e di aviazione, in tutto e dappertutto l’elettricità rivoluziona, svecchia, e schiude nuovi e radiosi orizzonti.

     Da questa provvida corrente né io, né Casarano potevamo lasciarci travolgere, neghittosi; ed eccomi accinto ad un’impresa, che impegna tutte le mie energie morali e materiali in un impianto di efficienza commisurata, non solo ai bisogni di oggi, ma benanche a quelli di domani; di quel domani che ho ragione di sperare molto prossime anche per Casarano, che, con la sua stazione, messa a capo-linea di una importante rete ferroviaria, con l’incremento economico del suo commercio e delle sue industrie, con una retta ed operosa amministrazione pubblica, e con la marcia incessante del suo civile progresso, si va spogliando delle vetuste forme di contado, per assumere quelle di una vaga e signorile cittadina […]”.

     La rete elettrica nel Comune di Casarano prevedeva 160 lampade ad incandescenza, a filamento metallico (25 da 32 candele, 42 da 25 candele, 93 da 16 candele) le quali, opportunamente distribuite, furono impiegate per l’accensione dell’intera notte, dal tramonto all’alba; 24 lampade ad alto candelaggio (da 600 candele ciascuna) vennero impiegate per quattro ore di consumo serale nei giorni festivi, lungo le strade principali del paese, cioè Piazza Mercato, Piazza Garibaldi, strada San Pietro, via Roma, via Dante Alighieri e Piazza San Domenico.

Questa voce è stata pubblicata in Cronache e Storia e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *