di Antonio Errico

Una volta, in una conferenza sul “Futuro della memoria” tenuta al Salone del libro di Torino, Umberto Eco ha detto che con il suo eccesso di informazioni “il web rappresenta una cultura che non ha messo niente in latenza e che a volte ci impedisce di capire”. Non solo. Nessuno ci può garantire che i supporti informatici di cui facciamo uso abbiano la stessa capacità e la stessa durata della carta. Noi oggi possiamo ancora leggere libri di secoli; possiamo consultare archivi fotografici che ci restituiscono frammenti di passato e ci consentono di ricostruire un’immagine intera di quel passato attraverso la ricomposizione dei frammenti. Possiamo rovistare nei cassetti e ritrovare appunti su piccoli fogli di block notes ingialliti, con l’inchiostro forse un po’ stinto ma comunque decifrabili, o consultare i giornali di un’epoca e ricostruire una storia attraverso la cronologia, lo sviluppo degli eventi, le vicende dei personaggi. Possiamo anche – ancora – confidare nella memoria di un uomo e nella sua parola che tramanda il sapere. Ma le immagini e i testi depositati in un floppy disk solo qualche anno fa, sono documenti quasi preclusi perché la tecnica ha prodotto macchine di un livello che esclude il livello inferiore.




































































