Lettera 44 31. Nella profondità della memoria si ritrova il senso delle storie

Ma forse la tecnologia ha nella sua natura proprio questa contraddizione. E’ una formidabile fonte di informazione, una condizione di comunicazione di incredibile rapidità ed efficacia ma non organizza e non sistematizza l’informazione, e mentre consente di comunicare scava fossati di isolamento. 

Poi c’è una cosa che nessuna macchina riuscirà mai a fare, un miracolo che soltanto gli uomini hanno potuto e potranno compiere: provare  affetto per la memoria. Allora, probabilmente, la questione che si pone è quella della qualità della memoria, che non può essere risolta dalla tecnologia. Il problema della qualità della memoria dobbiamo affrontarlo e risolverlo da soli, forse applicando le stesse condizioni della memoria naturale: dimenticare molto di più di quanto si ricorda. Che, oltretutto, è un modo di salvarsi la vita.

Un uomo ha bisogno di dimenticare. Più dimentica e più i ricordi che gli restano si fanno profondi, diventano essenziali . Sulla profondità e sull’essenzialità dei ricordi si costruisce il senso del presente e l’ipotesi del futuro. Sul magma, invece, non si può costruire: sulla materia informe dei ricordi, sulla confusione del tempo e delle storie, sul disordine della mescolanza, sulla promiscuità, sull’ammasso,  sull’intrico senza legamenti, non si costruisce niente.

L’era digitale ha cambiato – manomesso? alterato? –  i processi di memoria degli uomini e del mondo.

Basta un leggero movimento delle dita sulla tastiera, basta un quasi impercettibile clic sul mouse, perché le cose lontane ritornino, il passato si ripresenti come un fantasma evocato dal mistero.

La qualità della memoria è un’esperienza di profondità. Uno scandaglio dei fondali su cui si depositano i ricordi in attesa che la mente li recuperi per riattivarne la funzione, il senso, per accendere la loro relazione con le situazioni, le condizioni, le circostanze del tempo presente.  Nessuno strumento ha avuto e potrà avere mai questo castigo  e questo privilegio. Perché soltanto all’uomo è concesso di darsi il conforto o lo sconforto che il tessuto della memoria stringe nel groviglio delle sue maglie. 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia”, domenica 3 maggio 2026]

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