Citazioni 37. Eh, caro Gianni…

“Eh, caro Gianni – gli dicevo a Celati un giorno che eravamo in treno per Milano – cosa speravamo dalla vita? Beh, la ricchezza non ci avevamo mai sperato, cioè lui e Gillian avevano sperato a un certo punto in un biliardo di sterline, che dovevano venire dalle speculazioni del fratello di Gillian, un biliardo, una cifra con quindici zeri, che avrebbe cambiato tutto il quadro dell’esistenza, ci facevano sopra dei sogni, di comprare una grande casa vicino al Po per ospitare tutti i loro amici, che però quei soldi non sono mai arrivati, perché già solo la parola biliardo faceva ridere, come un eccesso non enumerabile, da fiaba di Aladino e le Mille e una notte. Ma è meglio così, che non sia arrivato, perché la ricchezza è un lavoro, e un lavoro poco piacevole, far la guardia ai soldi se no te li succhiano da tutte le parti, non è un bel lavoro, come non è un bel lavoro la politica, guardarsi a destra e a sinistra, da amici e nemici, per galleggiare, non ci siamo portati. La soddisfazione vera è lasciare qualche seme, come dice Platone, che possa continuare a germogliare; beh i semi magari sono i suoi libri, di Celati, che continuano a vivere e parlare di lui; anzi, sono pezzetti della sua anima, con cui si può continuare a dialogare. Io me li tengo cari, nella prima edizione che ho letto. Siamo esseri fatti di parole, e le parole non muoiono. I libri sono porticine. Ne apri una, e dietro c’è Celati che parla, poi la richiudi, e per un po’ stai lì mesto, anche se c’era da ridere. Invece chi ha molti soldi si affanna per niente, e quando muore, muore per sempre.”

Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia, Quodlibet, Macerata 2026, pp. 181-182.

Questa voce è stata pubblicata in Citazioni. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *