di Valeria Caputo

“Se è un dovere, e insieme una fondata speranza, realizzare una situazione di diritto pubblico… allora la pace perpetua… non è un’idea vuota.”
Immanuel Kant
Come scrive Norberto Bobbio, nell’introduzione a L’età dei diritti (1990), “il riconoscimento e la protezione dei diritti dell’uomo stanno alla base delle istituzioni democratiche moderne. La pace è a sua volta il presupposto necessario, per il riconoscimento e l’effettiva protezione dei diritti dell’uomo nei singoli stati, e nel diritto internazionale”. Gli orrori quotidiani a cui assistiamo in questo frangente dissestato e impervio della nostra esistenza, ci ha fatto dimenticare, o quasi, di tre termini indispensabili della vita condivisa e associata, ossia diritti, democrazia e pace.
Con i venti di guerra che soffiano impetuosi da più parti, la necessitas di una pace universale e perpetua diviene quanto mai urgente, qui e ora; occorre far leva sulla responsabilità collettiva (l’umanità come base comune), ma anche e soprattutto sulla responsabilità individuale, in cui ogni attore e protagonista della scena mondiale è tenuto a preservare non solo la propria vita, ma anche quella dell’intero genero umano.




































































