I sepolcri di Giulio Ariosto, Guido da Lozzo, Costanza d’Este, della famiglia Bebi o Bibi, di Aicardino e Alvarotto degli Alvarotti nel complesso della Basilica di S. Antonio di Padova

di Rocco Orlando

     Zaramella scrive: “Uu cumulo di pietre coperte di malta, è l’aborto di un sepolcro mai costruito. Avevano buttato lassù un po’ di pietrame, poi ricoperto di calce, con la prospettiva di edificare lassù, in alto, un bel monumento a Giulio Ariosto, figlio del figlio di Ludovico Ariosto, quindi nipote del sommo poeta ferrarese. Ma il poeta dell’Orlando Furioso era già morto da vent’anni, morirono pure i genitori di Giulio e poi anche i nipoti, e il cumulo di pietre rimase”.

     Il Gonzati riporta la seguente epigrafe:

“IULIO ARIOSTO/ PATRIA FERRARIENSI/ LEPIDIS ATQUE INCORRUPTIS/ MORIBUS ADULESCENTULO/ NOMINE AVITO SATIR CLARO/ VIRGINIUS PATER AD TEMPUS FILIO/ III NON. OCT. MDLIII /VIX AN. XIII MENS. V DIES XVI (A Giulio Ariosto, originario di Ferrara, adolescente di costumi graziosi e innocenti, abbastanza famoso per il nome del nonno, il padre Virginio al figlio secondo l’opportunità. Il 5 ottobre 1553. Visse 13 anni,  5 mesi, 16 giorni).

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