di Ferdinando Boero

“Che disastro eliminare i grandi filosofi dai programmi”, protestano firme autorevoli sulle pagine del “Fatto Quotidiano”. Massimo Cacciari e altri prestigiosi filosofi denunciano la scomparsa di Spinoza, Leibniz, Marx, Fichte, Schelling dalle Indicazioni nazionali del ministro Valditara.
Valditara appartiene ad un mondo culturale che ha basi scricchiolanti, da Atreju a Tolkien a Pontida, e non si smentisce. Dopo i dinosauri ora abolisce i filosofi! Ma mi pare che i filosofi protestino come una corporazione che difende il proprio canone culturale, senza chiedersi quanto esso abbia ancora senso come rappresentazione del pensiero umano universale.
Quanto incidono oggi Fichte o Schelling sulla visione del mondo globale? Non sulla storia della cultura tedesca dell’Ottocento, ma sul modo in cui l’umanità contemporanea vede sé stessa e il mondo. I giovani giapponesi, indiani, cinesi, egiziani o angolani sarebbero davvero spiritualmente mutilati se non studiassero Schelling? E, soprattutto: nei corsi di filosofia di Tokyo o Pechino insegnano davvero la filosofia europea moderna come noi la insegniamo qui? Quando diciamo “filosofia”, continuiamo a identificare quasi esclusivamente una tradizione europea. Greci, francesi, tedeschi, qualche inglese. India, Cina, Giappone quasi spariscono. Africa… non pervenuta. Eppure si parla di “pensiero universale”.




































































