Inchiostri 187. Frammenti in lode dell’arte della stampa

di Antonio Devicienti

Una stanza dentro cui c’è un torchio per la stampa a mano e, dentro scaffali e cassetti, sgorbie, bulini, matrici già incise o ancora da incidere, carte di differenti grammature, tagli e filigrane, boccette d’inchiostro, repertori di caratteri alfabetici mobili in diversi metalli…

…perché tesserò qui l’elogio della stampa a mano proprio in un’epoca che vira decisamente verso supporti digitali ed elettronici e proprio dalle pagine di una rivista on line.

…discrezione del lavoro silenzioso e paziente, di un’attività senza clamori né enfasi, ma dalle basi intellettuali e concettuali precise: la bellezza di un libriccino o di un’incisione non è e non deve essere per nulla qualcosa di limitatamente, diciamo così, estetico: tale bellezza deve scaturire anche da un progetto, da una coscienza artistica e civile, da una collaborazione tra tipografo-incisore e autore, da un atto artigianale e anche, mi vien fatto di pensare, d’antica cultura contadina la quale, attenta alla coltura del campo, ha conservato l’idea di una “decenza quotidiana” che s’esprime in atti discreti colmi di dedizione e di attenzione.

…ogni libro stampato è un’esperienza sensoriale complessa: c’è la filigrana della carta, il gioco delle alette della copertina o anche i tagli a mano nella copertina stessa, ci sono i solchi e le rugosità della carta, ma anche delle lettere stampate dal torchio, delle acqueforti o delle incisioni, le quali, a toccarle con delicatezza, offrono avvallamenti, sinuosità, appena percettibili curve o convessità – l’occhio gode dei colori, degli affioramenti alla vista delle fibre, delle immagini impresse, della forma delle lettere, delle variazioni persino del nero o del blu fondo con cui sono stampati alcuni testi, i titoli, o i nomi degli autori: ché il nero non è immobile nella sua apparente uniformità, ma cangiante, non foss’altro che per l’inclinazione con cui la mano del lettore-contemplatore espone alla luce una pagina o una copertina…

…l’orecchio ode il fruscìo delle pagine, l’odorato percepisce i peculiari odori di carte preziosissime. Sono questi atti concreti contro la volgarità e il pressappochismo perché stiamo imbruttendo noi stessi e il mondo – ma è compito del lettore cercare quelle opere che significhino riscatto del pensiero dalla volgarità montante.

…e poi c’è una bellezza ulteriore e una fascinazione nel ripetere a sé stessi nomi che paiono arcani e favolosi: le carte, Hahnemühle o Amatruda di Amalfi o Fabriano, i caratteri, Garamond o Times & Bodoni (e potrei continuare), le tecniche, xilografia, acquaforte, acquatinta, acquerello, maniera nera, gli strumenti di stampa, tirabozze da banco o torchio calcografico oppure torchio a mano – e, soprattutto, l’uso dei caratteri mobili, gutenberghiana pazienza del comporre il testo parola per parola, suono per suono, carattere per carattere…

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