Omnia conexa sunt: una raccolta di studi del filologo medievista Peter Dronke

di Antonio Montefusco

Adamo ed Eva hanno avuto rapporti sessuali in Paradiso? Questa domanda provocatoria apriva l’intervento di Peter Dronke alla settimana di studi del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo a Spoleto nel 2005 dedicata a Comportamenti e immaginario della sessualità. La risposta era travolgente nella sua ricchezza. Agostino negava la possibilità stessa del coito, ma la sua posizione non era accettata da tutti: Ireneo, per esempio, ammetteva che nell’Eden i due primi parenti si dedicassero al sesso con l’incoscienza degli adolescenti, senza nemmeno sapere come si facevano i figli, e poeti squisiti – seppure non noti al grande pubblico – come Claudio Mario Vittorio e Alcimo Avito avevano espresso l’idea di un amore totale, che trasformava il Paradiso in un talamo di nozze dove si prova una gioia imenea. Idea profana, continuata da Minnesänger (i trovatori di lingua tedesca) come Goffredo di Strasburgo, che fa coincidere il paradiso di Tristano e Isotta con la fossiure, la Grotta della Cornovaglia, in un’allusione concreta neanche tanto coperta. A contraltare, il grande fondatore della mistica Giovanni Scoto Eriugena aveva annullato le connotazioni umane del Paradiso, facendolo diventare una adunatio: unione integrale della natura umana che cancella la distinzione tra maschio e femmina.

Eden significa “voluttà”; la girandola delle interpretazioni simboliche e allegoriche entra in tensione con la scrittura dei poeti, attraversati anche nell’Alto Medioevo dalla ispirazione classica; la contraddizione esplode a contatto con il Corano dove il paradiso torna a essere letteralmente abitato da vergini bellissime e dove, nell’XI, la satira cristiana (in un diffusissimo Liber denudationis) non trova di meglio da dire, per demonizzare l’Islam,  che le donne in questione avrebbero bisogno di membri lunghi come quelli di un cavallo: cristiani ed ebrei dovranno aiutare i saraceni a portarne il peso.

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