di Gerardo Trisolino

È già accaduto di dovermi occupare di angeli. Non dico imbattuto solamente, ma proprio di scriverne, pur non avendo particolari competenze in materia. D’altronde, chi ha avuto contatti con la Commedia dantesca o con i libri sacri ne ha incontrati tanti, ma senza la necessità di diventare esperti sull’argomento.
La prima volta che ne ho scritto è stata alcuni decenni fa, quando mi sono occupato dell’anarco-socialista pugliese Cesare Teofilato (1881-1961), al quale dedicai la monografia Libertino e libertario. La poesia dell’anarchico Cesare Teofilato, pubblicata nel 1991 dall’editore Longo di Ravenna, con la prefazione di Mario Marti.
Tra i suoi manoscritti, allora ancora inediti, trovai il poema polimetro giovanile Angeli amanti, composto tra marzo e agosto del 1900, che proponeva le dissacranti tematiche anticlericali tipiche dei poeti maledetti e scapigliati: gli amori terreni degli angeli e lo sdegno di Dio che li condanna a vivere sulla terra.
L’ultima volta è stata alcune settimane fa quando ho letto e recensito l’edificante romanzo Un destino chiamato Angelo, scritto dalla giovane e brava narratrice napoletana Chiara Patarino.
Ora la medesima tematica la ritrovo in questo ben cesellato poemetto di Giuseppe Zilli, che conferma una vocazione religiosa già preannunciata dalla raccolta precedente, in cui ha reinterpretato il Cantico delle creature di san Francesco, con la sensibilità di ottocento anni dopo.




































































