Giuseppe Zilli: alla ricerca degli angeli perduti

La presente plaquette è interamente dedicata agli angeli custodi e al rapporto, storico ed esistenziale, tra il visibile e l’invisibile nella fragile condizione umana.

Certo, un tema che affascina l’umanità dai primordi e che è all’origine della rivoluzione cristiana: l’episodio evangelico è quello qui rammentato a pag. 15 e a pag. 23: l’Annunciazione: verbum caro factum est et abitavit in nobis. Ma anche un argomento che ha affascinato pittori, scultori, scrittori, poeti, registi, tra cui Wim Wenders, autore di un capolavoro come Il cielo sopra Berlino.

Gli angeli, come le nuvole, ci spingono a riflettere sul rapporto tra il materiale e l’immateriale, il dicibile e l’indicibile, a distinguere la realtà dall’immaginario, il naturale dal soprannaturale, il transeunte dall’eternità. Ma anche a considerare i risvolti morali di tali antinomie: il bene versus il male.

È quanto mai opportuno il richiamo di Zilli all’educazione ricevuta in famiglia nell’età infantile, quando ci è stato sempre ricordato che ognuno ha il suo angelo custode che lo guida sulla retta via: «non siamo /mai soli, c’è sempre / un Angelo che accompagna / le nostre giornate. solo la notte, / siamo soli con i nostri sbagli» (pag. 17).

È un’educazione spirituale che obbedisce in primo luogo a una legge morale di kantiana memoria: perseguire il bene, operare scelte e comportamenti che non offendano il prossimo, che va invece rispettato e amato.

Se tutto filasse in questo modo, il mondo sarebbe senza dubbio migliore, una nuova utopia: avvertire i brividi «nel sentirsi abbracciati / da due ali d’amore».

Gli angeli di Zilli non rappresentano solo i sentimenti migliori dell’umanità, ma anche lo stimolo a tenere sempre accesi in noi i sogni infantili e l’aspirazione a un mondo migliore: «io l’immagino / incollato / ai nostri desideri /a dirigere i nostri sogni» (pag. 23), a coccolarci nei momenti di tristezza e a mostrarci la luce anche quando «le tenebre ti scaraventano oltre» (pag. 26).

Ma il nostro poeta riflette finemente anche sul rovescio della medaglia: l’esistenza di un diverso grado di beatitudine, dal momento che si fa dappertutto riferimento a una vera e propria gerarchia anche tra gli angeli e, dunque, ad una disuguaglianza, proprio come accade nella realtà sociale:   

«ho letto che ci sono / schiere di angeli, ho letto / che ci sono settantadue Angeli, / ho letto che ci sono Angeli messaggeri, / Angeli guerrieri, Angeli cherubini, serafini, / Arcangeli. è diviso anche il cielo in caste» (pag. 53).

Comunque, questa consapevolezza non annulla affatto il fascino che esercitano i suoi esseri angelici, soprattutto riflettendo sulla loro valenza sociale e solidale. «Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati»: è una bella citazione attribuita a don Tonino Bello, anche se ha una plurima paternità, divenuta comunque popolare con la canzone Supereroi interpretata da Mr. Rain.

Sotto il profilo stilistico, in questa raccolta Zilli scardina la grammatica come l’abbiamo studiata e praticata a scuola. Si nota, infatti, l’uso prevalente del punto fermo e l’iniziale minuscola delle parole che seguono: sopravvivenza dello sperimentalismo d’avanguardia.    

Emergono con efficace esito numerose metafore e belle e delicate espressioni che danno colore e vivacità alla versificazione di questa originale ricerca lirica.

[Prefazione a Giuseppe Zilli, Il peso essenziale, Ignazio Pappalardo Editore, Roma 2026]

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