di Paolo Protopapa

Un parigino a Maglie dello spessore di Jules Guesde centocinquanta anni fa, a ridosso della Commune, è già, di per sé, un evento rimarchevole. Possiamo solo immaginarlo, un intellettuale, militante rivoluzionario e, a tratti, compagno e collaboratore di Karl Marx, intento ad aggirarsi tra gli intrighi post-gesuitici locali – che lo sfioravano assai da vicino nell’abbellito palazzo capeciano, dove insegnava – e l’intenso lavoro teorico che lo impegnava da protagonista sullo scenario europeo. Certamente si trovò incuriosito, l’inquieto socialista Jules, da una delle più remote zone del Mezzogiorno italiano, allorquando (ad appena un quindicennio dall’Unità Nazionale) il fiore dell’intelligenza salentina plasmava il concetto, e la sagoma ideologica stessa, de La Provincia di Lecce. Formulazione poi divenuta icastica, con cui Cosimo De Giorgi battezzerà l’antica Terra d’Otranto nei suoi Bozzetti di viaggio del decennio successivo. Una penisoletta, quella salentina del breve soggiorno magliese guesdiano, socialmente e culturalmente variegata, abitata dalle più cospicue famiglie agrarie, in gran parte conservatrici, catalogabili tra i ‘rentiers’ tradizionalisti (come aveva, pochi decenni prima, denunciato l’illuminista Giuseppe Palmieri), ma anche significativamente caratterizzata, nei nuclei più popolosi, da una piccola borghesia artigiana e bottegaia, in trepida ascesa sociale e animata da non trascurabili ambizioni commerciali e speculative. Si tratta, pertanto, di una realtà, anche e soprattutto come quella magliese, che, pure entro limiti e inadeguatezze strutturali diffusi, poté comunque giovarsi di una non totalmente assente “emulazione scientifica” (felice espressione ripresa dal De Giorgi) e, in buona misura, propiziata dalla benemerita istituzione ducale. Senza sottovalutare – come non di rado è, invece, accaduto – che, in quella fase, il perno delle trasformazioni è ampiamente dovuto (anche in un Salento più largo, da Lecce a Galatina a Nardò al tricasino e al gallipolino) ad un intenso processo, al contempo educativo e istruttivo, incentrato sul lavoro tecnico, sia teorico che pratico delle “arti” e dei “mestieri” meccanici.




































































