di Gianluca Virgilio

Ordine artistico. Nel bel libro di Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia, Quodlibet, Macerata 2026, tra le altre belle pensate che contraddistinguono il rapporto dello scrittore con Gianni Celati v’è anche questa: “Avevo allora elaborato una teoria: che un’opera artistica inverte il secondo principio della termodinamica, cioè crea qualcosa di ordinato a spese dell’ambiente esterno, dove quindi aumenta il disordine, ovvero l’entropia, e il disordine si fa sentire con fenomeni di leggero caos aumentato. A Celati piaceva questa teoria…” (p. 169). Secondo me, tutto dipende dalla percezione dell’opera da parte di chi ne fruisce. Voglio dire che quanto più l’opera è artistica tanto più è percepita come avente un ordine e tanto più, per contrasto, il mondo appare disordinato e caotico. La chiara visione del caos è direttamente proporzionale alla visione del cosmos offerto dall’opera. Questo vale non solo per chi fruisce dell’opera, ma anche per chi la crea, ed anzi forse proprio la fuga dal disordine e il piacere intravisto nell’ordine induce l’artista all’opera, che non migliora affatto il mondo, ma lo lascia nel suo caos primordiale.




































































