Apre il volume il contributo, redatto a due mani, di Michele Giuseppe Giuranno e Manuela Mosca su Political realism and models of the state: Antonio de Viti de Marco and the origins of public choise, saggio già edito nel 2018 e rivisitato per l’occasione che consente di andare alle radici italiane della moderna teoria della scelta pubblica, soffermandosi accuratamente sul modello di Stato democratico elaborato da de Viti de Marco e sull’uso delle istituzioni da parte delle classi governanti per gestire il potere in maniera clientelistica; sul viticultore de Viti torna Manuela Mosca, la quale ricostruisce la teoria del vantaggio comparato basato sull’agricoltura sostenuta dall’economista salentino, opponendosi energicamente ai limiti imposti alla libertà di esportazione dei prodotti agricoli per evitare conflitti anche armati, profeta inascoltato allora come ora delle sciagurate politiche daziarie. Il tema della cooperazione, strettamente legato a quello di viticultore, viene trattato da Eugenio Cascione, che sottolinea l’ostilità pregiudiziale di de Viti de Marco verso le aziende cooperative che non perseguono il profitto, vissute dall’economista come una minaccia alla concorrenza e per questa ragione nocive alle dinamiche di mercato, salvo nei pochi casi in cui tendono a soddisfare i bisogni della collettività. I saggi di Emilio Filieri e Michele Giuseppe Giuranno fissano la loro analisi sull’endiadi de Viti de Marco-Maci: Filieri, da par suo con le sue specifiche competenze letterarie, per sottolineare l’umanesimo dei due protagonisti, perseguito attraverso il vino e tutto ciò che lo rende natura e storia di un territorio; Giuranno invece per riabilitare il modello di “Stato Cooperativo”, sul quale pesano pregresse interpretazioni equivoche da parte di alcuni economisti di settore, recuperato però pienamente da Maci con l’azienda “Cantine Due Palme”, dove è stato possibile evidenziare, oltre che un atteggiamento pionieristico in materia di tecniche sperimentali da adottare in campo produttivo, anche un’inedita connessione tra pensiero economico e sviluppo agroalimentare dei due imprenditori visionari salentini.
La seconda parte del volume tratta essenzialmente sulla vite e ciò che essa rappresenta per la cultura e per l’economia di un territorio. Paolo Agostino Vetrugno svolge un’indagine preliminare sull’arte figurativa in cui la vite con l’uva assume caratteri marcatamente simbolici soprattutto nel lessico dell’iconografia cristiana, mentre Luigi De Bellis e Ileana Bianco scelgono con il loro contributo di scendere nel concreto della sperimentazione avviata in tempi recenti tra l’azienda di Angelo Maci e l’Università del Salento per la realizzazione di un vigneto sperimentale che includa vitigni tradizionali e vitigni internazionali, ibridi e resistenti a malattie fungine, una collaborazione fruttuosa che ha permesso di comparare forme e tecniche innovative e di realizzare “Un Parco della Vite” aperto al pubblico e ad ulteriori e proficui interventi di settore. Sul tema della ricerca e dell’innovazione in enologia Vito Michele Paradiso fornisce i risultati di un recente sondaggio condotto all’interno delle istituzioni scientifiche ed imprenditoriali, strettamente collegato alla piena valorizzazione del patrimonio viticolo regionale, in cui emerge l’urgenza di una maggiore integrazione tra i diversi segmenti della filiera e la necessità di sostenere con nuove risorse la ricerca di settore per fornire risposte adeguate ai tanti problemi ancora insoluti.
Da appendice all’intera operazione editoriale funge il contributo di Francesco Guerrieri sulla biografia di Angelo Maci, esplorata con una lente psicoanalitica che consente di descrivere una figura con una forte personalità dotata di una mente strategica e un bisogno profondo di valorizzare i propri talenti, tale da trasformare i sogni in un potenziale creativo, una realtà agricola in crisi in un’eccellenza enologica. Chiude il volume il saggio di Pietro Caprioli sull’antica strada “Neviera”, ritornando da dove siamo inizialmente partiti, con l’intento di descrivere i cambiamenti apportati nel paesaggio agrario di Cellino da de Viti de Marco e più recentemente perfezionati da Angelo Maci, che ha voluto fare di una vecchia “villa” abbandonata, una volta acquisita da “Due Palme”, un luogo vivo di cultura e un simbolo identitario di un’azienda produttiva che mira a riscattare il Salento dalla sua marginalità geografica ed economico-sociale.
[Presentazione di Da Antonio de Viti de Marco ad Angelo Maci. Il Salento che apre il futuro, a cura di Mario Spedicato, Locorotondo Editore, 2026]




































































