Manco p’ a capa 314. Elogio della Biodiversità

il Presidente arriverà da quel portone, avrà cinque minuti per vedere la mostra Elogio della Biodiversità, organizzata dal National Biodiversity Future Center, e poi lei lo intratterrà per cinque minuti sulla mostra Only One. Cinque minuti non bastano, per illustrare tutta la mostra. Così ho concentrato il messaggio una serie di semplici concetti, tanti puntini che, uniti, diventano il messaggio. Eccoli qui sotto:
L’oceano copre il 71% della superficie del pianeta ma, essendo un volume, rappresenta più del 90% dello spazio abitato dalla vita. Il grande nastro trasportatore oceanico è una corrente termoalina, messa in moto dalla formazione dei ghiacci polari, connette tutti gli oceani. Il clima non è solo atmosferico, è anche oceanico e i due sistemi si influenzano a vicenda. Il riscaldamento globale fa sciogliere i ghiacci polari e cambia il grande nastro trasportatore, provocando eventi estremi sempre più frequenti e intensi: il prezzo del non fare la transizione ecologica che pure ci eravamo prefissati col Green Deal. L’Italia ha inserito biodiversità ed ecosistemi nell’Articolo 9 della Costituzione, ma nessuno sa che le diatomee sono le piante (intese come organismi fotosintetici) più importanti per il funzionamento degli ecosistemi planetari, e che i copepodi sono gli animali più importanti. Per non parlare degli organismi più importanti: i batteri. Ho sottolineato che conoscere queste cose ci permette di capire come funziona il pianeta e che queste (e molto altro) dovrebbero essere le “basi” su cui fondare la nostra cultura. La Costituzione finalmente ne riconosce l’importanza ma ancora non si insegnano a scuola. Marevivo le porta nelle scuole, ma si tratta di iniziative extracurricolari, attuate solo in presenza di insegnanti sensibili che ci invitano a realizzarle per le loro classi.
Detto questo, i cinque minuti sono volati.
La presidentessa di Marevivo, Rosalba Giugni, ha parlato della “missione” di Marevivo per la tutela del mare e la promozione di una cultura che ne riconosca il ruolo. Dopo di lei hanno letto i loro discorsi il Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, del National Biodiversity Future Center, e della Stazione Zoologica Anton Dohrn. E poi un’allieva e un allievo di un Istituto Nautico, dove Marevivo grazie a Maria Rapini organizza cicli di lezioni sul mare (Nautici in Blu), hanno letto al Presidente il Manifesto di Marevivo per la Biodiversità, e glielo hanno consegnato. Alla fine il Presidente Mattarella ha preso la parola, non ha letto un discorso. Le sue parole, pronunciate tenendo in mano il Manifesto di Marevivo, hanno ripreso quello che ha sperimentato durante quella giornata, e ci ha messo anche un po’ di quello che gli avevo raccontato in quei cinque minuti. Non so quanto potrà fare. Ma uscendo da Castelporziano ho pensato che il vero problema non fosse il Presidente della Repubblica. Il problema siamo noi. Abbiamo scritto biodiversità ed ecosistemi nella Costituzione, ma non nei programmi scolastici. Così accade che perfino concetti essenziali per comprendere il funzionamento del pianeta — dal ruolo degli oceani a quello di batteri, diatomee e copepodi — restino confinati agli specialisti. Se vogliamo applicare davvero l’Articolo 9, non basta riconoscere formalmente il ruolo fondante di biodiversità ed ecosistemi per il nostro benessere presente e futuro: il principio deve diventare parte della nostra cultura, va insegnato nelle scuole, nei licei, nelle università.
Le astrazioni della cultura “alta” si devono fondare su solide basi conoscitive. Ma oggi la scuola trasmette sempre meno conoscenza diretta della natura. Abbiamo inserito biodiversità ed ecosistemi nella Costituzione, ma non nei programmi scolastici. E il risultato è che gli studenti che tornano a casa da scuola non sono in grado di riconoscere gli alberi che incontrano sulla loro strada.

[Il blog di Ferdinando Boero ne “Il Fatto Quotidiano” online dell’1 giugno 2026]

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