di Augusto Benemeglio


Nascoste dietro le finestre
scolorite e i mignani, le fanciulle
profumate di iodio e olio di lino
ridono di te, che passi e ripassi,
con la tua fiammante divisa blu,
per quelle loro viete anguste vie.
Occhi ti spiano, incupiti, dalla cenere
che cova sotto il fuoco e la rabbia
del sangue versato dai loro avi,
martiri del fuoco azzurro del mare,
che diventa lava incandescente
e spine di pesce dentro i loro petti
ardenti e le voci a squarciagola
che sono lance aguzze contro il cielo.
Un groviglio di ferocia inaudita
come il primo grido dell’uomo offeso,
un uncino ritorto che fa strappi e tagli
di maglie nella rete delle memorie.
È questa, la polvere dell’esistere,
retaggio che sospira il vento di libertà
nella linea tesa tra cielo e mare,
forse perché in certe ore di quiete
c’è una gora infinita di solitudine,
e di nulla, che insegue l’ultimo lido,
di speranze , navigando sempre a est,
nel nobile mare Jonio, dove, si spera
che le loro navi di sogno, sospinte
delle fanciulle delle “Mille e una notte”,
affrettino l’andatura, e le vele fremono,
felici, verso nuove intatte sfere di luce





































































