Francisco Ruiz De Castro, viceré di Sicilia, duca di Taurisano e conte di Castro (parte quinta)

di Roberto Orlando

(continuazione)


Francisco Ruiz de Castro (da D. A. Parrino, Teatro eroico e politico dei governi de’ Viceré del Regno di Napoli, tomo II, per Francesco Ricciardo, Napoli, 1730, p. 26).

      Il Duca di Taurisano si rivelò un uomo diligentissimo anche nell’amministrazione della giustizia, cercando sempre conto dai tribunali dell’esatta applicazione delle leggi. Vincenzo Castelli, principe di Torremuzza, ne esalta le virtù nel volume: Fasti di Sicilia descritti  da Vincenzo Castelli principe di Torremuzza, gentiluomo di Camera con esercizio di S. M. Siciliana70:

      “Il governo di Lemos fu opposto a quello del duca di Ossuna (Pedro Tellez Giron, III duca di Ossuna, 1574 – 1624, n.d.r.). Portato alla pace, odiava la guerra, né gustava punto l’innovazione. La gravità spagnuola imperava su di questo governante. Niente lontano dalla vigilanza necessaria, impiegava le ore, che le sopravanzavano nel silenzio, e nelle opere di pietà. Severo egli si vide nell’amministrare la giustizia, sollecitato nel cercare la felicità dei Siciliani, protettore delle scienze. De Castro colle sue prammatiche abolì le lungherie del foro, i cavilli, i garbugli, ed ogni altro specioso pretesto contrario alla buona amministrazione della giustizia. Finché le leggi saranno in  troppo numero,  troppo  sottili,  troppo  confuse,  e spesso contraddittorie, talor fondate su falsi principi; qual sorgente inesausta di calamità, evvi nella vita socievole?”.

       Incline alla pietà, volentieri si sarebbe ritirato in un convento, se i forti legami con la consorte e i figli non glielo avessero impedito; perciò, condusse una vita privata lontana dai rumori e dalla pomposità dell’alta società, la cui più importante esigenza sembrava essere l’ostentazione del lusso più sfrenato al fine anche di rappresentare il rango e il prestigio della famiglia e comunicare la permanenza di un mondo gerarchizzato e socialmente ordinato.

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