Le connessioni della “periferia” con la cultura nazionale ed europea: “Nelle pieghe del Novecento” di Antonio Lucio Giannone

di Antonio Resta        

Ben noto per i suoi studi sul futurismo, su Bodini e tanti altri autori dall’Ottocento in poi, Antonio Lucio Giannone, già docente di Letteratura italiana contemporanea nell’Università del Salento, in Nelle pieghe del Novecento. Studi sulla letteratura contemporanea, Milella 2025, raccoglie interventi da lui pubblicati tra il 2022 e il 2024, a eccezione dell’inedito Ennio Flaiano tra Carlo e Francesco Barbieri e Giuseppe Prezzolini e la «Rivista d’Italia», che risale al 2006. Al fondo agisce l’intento di illustrare aspetti meno noti, di riportare alla luce, grazie anche a una scrittura ordinata e affabile, rapporti sconosciuti e opere dimenticate, con l’effetto di cogliere, poiché sono in ballo autori salentini (o comunque meridionali), le connessioni della “periferia” con la cultura nazionale ed europea. Pressoché dimenticati, o poco frequentati, sono oggi Comi e Quasimodo (constatazione che vale tanto più per quest’ultimo, premio Nobel nel 1959). Di Comi, Giannone esplora il tema della “poesia come preghiera”, da una prima fase (1920-1933), “caratterizzata da una concezione immanentista di tipo panteistico” a una seconda fase, dopo la conversione al cattolicesimo, in cui la poesia “diventa vera e propria preghiera a Dio, al Signore”: un percorso variegato, in cui sono indicate sfumature e inflessioni. La “Sicilia” è invece il motivo osservato per Quasimodo, da Vento a Tindari (1930) a Nell’isola (1966), e cioè da un primo periodo, in cui la propria vicenda individuale e la rievocazione nostalgica dell’infanzia sono proiettate su un paesaggio di astorica immobilità, a un altro, in cui la poesia si fa corale ed epica, attingendo alla cronaca e ai terribili eventi della guerra, e infine a un ultimo periodo, caratterizzato dal comporsi dei diversi indirizzi.

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