di Gerardo Trisolino

Ti vedo segmentata dietro la veneziana
della mia stanza
e tento un abbraccio con le dita libere
ma la distanza è incolmabile
la serranda interminabilmente spessa.
.
Vedo i tuoi occhi tra due fessure
e tante labbra ora spente ora… ora cosa?
.
Tutto appare spento qui sembra che nulla si muova
solo la scacchiera del tendone dell’uva regina
(sempre meno regina ai mercati generali)
alza le braccia mosse da un leggero vento d’agosto
in interminabili saluti:
bizzarra provocazione al pensiero d’averti vicina.
.
I cani delle tue lettere hanno smesso di latrare
e qui il traffico della superstrada
è come un lamento/tormento eterno.
.
Niente più è in fiore: né il pesco
né il melograno né il tendone dell’uva
solo i girasoli ostinati seguono il tempo
(ma a quest’ora del meriggio assolato
sembrano puniti anch’essi con il collo in giù
come giraffe addormentate).
.
Scodinzolano i panni al sole
come fazzoletti tirati fuori
dai finestrini dei treni.
.
Ma chi resta più in questa stazione deserta?
.
(C’è un nespolo pigro davanti a me)
[da La cravatta di Stolypin, Lacaita, Manduria-Bari-Roma, 1987, n. 18 della collana “I testi/poesia” (nuova serie) diretta da Giacinto Spagnoletti). Poi in La poesia è una voce esile in esilio. Antologia delle poesie e della critica, Macabor, 2022, prefazione di Ettore Catalano.]





































































