di Ettore Catalano

Sulla scia di tante discussioni e, devo dire, di tante sciocchezze, che vedo pubblicate sul recente film di Nolan, mi permetto di segnalare umilmente un mio libro del 2011 in cui tentavo di raccontare, a modo mio, il viaggio di Ulisse, incrociandolo con alcuni poeti della letteratura greca moderna, da Kavafis a Ritsos, da Elitis a Seferis, sublimi cantori, come Omero, delle bellezze del vento e del mare, degli amori e degli strazi che nascono sulle rive del Mediterraneo, il mare tra le terre. Il mio proposito era quello di seguire e inseguire la figura di Ulisse come quella di un uomo condannato alla condizione di “narratore” e talmente intrecciato al suo narrare da non sapere più distinguere tra menzogna (reale) e verità (narrativa). Da qui mi nacque poi l’idea, su suggerimento anche del mio amico Vito Signorile, uomo di teatro come ce ne sono pochi da noi, di allestire uno spettacolo teatrale intitolato Ulisse il narratore, spettacolo prodotto appunto dal Teatro Abeliano e di cui ebbi la ventura di scrivere la sceneggiatura e firmare la regia. Naturalmente, se qualcuno perdesse un po’ di tempo a leggere questo mio vecchio libro, corredato dalle belle tavole di Donato Sciannimanico, forse troverebbe qualche non scontata interpretazione della figura di Ulisse e anche di quella di Penelope, di cui cercai di riscattare il ruolo, liberandola dai consueti e logori panni della moglie fedele e taciturna, dipingendola, invece, come una donna capace, nel libro ventitreesimo dell'”Odissea”, di tendere perfino un tranello al grande consorte, giocandolo proprio a proposito del letto nuziale. Una Penelope, dunque, sospettosa e perfino un po’ letale, come tante altre eroine tragiche, abile tessitrice di trame non solo tessili, dotata di una forte e forse inaspettata personalità di donna, pronta a spingersi perfino a difendere Elena, dicendo che fu opera di un dio quella che la spinse ad abbandonare patria e marito, riscattandola dalla condanna per lussuria. Non dico altro e vorrei solo aggiungere che il mondo è pieno di ottimi libri, anche americani, che studiano con passione Omero e le emozioni che ancora suscita il suo poema e tra questi, ben ultimo, mi piace collocare anche il mio Per altre terre. Il viaggio di Ulisse.





































































