Umorismo e ‘leccesità’ nella poesia del salentino Enrico Bozzi

di Roberto Orlando

     Il poeta dialettale Enrico Bozzi nacque a Taranto il 26 novembre 1873, visse a Lecce per gran parte della sua vita, morì a Milano il 22 dicembre 1934 (dove si era trasferito già in età matura alla ricerca di possibilità editoriali e lavorative), in seguito all’amputazione di una gamba dopo essere stato investito da un tram, proprio come era già accaduto a Barcellona nel 1926 al grande architetto Antoni Gaudi.

     Rimasto orfano a 15 anni, dovette subito darsi da fare per trovare un lavoro per vivere facendo prima il tipografo, che abbandonò dopo poco tempo per impiegarsi presso uno studio legale e infine presso l’Acquedotto di Lecce.

     Considerato l’erede del poeta dialettale di Cavallino Giuseppe De Dominicis, più noto come Capitan Black (1869-1905), Bozzi si attribuì lo pseudonimo di Conte di Luna a cominciare dal 1894, quando pubblicò sul secondo numero del periodico Il Bugiardo la sua prima poesia, composta da otto sestine di ottonari. A proposito dello pseudonimo, il critico letterario Donato Valli sostiene che tale nome d’arte suggerisce “il rifiuto di ogni realtà quotidiana, terrestre, e il rifugio nel sogno e nell’utopia”.

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