di Gerardo Trisolino

Quando l’estate svuota le città
nel temporaneo esilio marino,
quando l’afa inclemente getta all’ombra
qualche raro passante metafisico
(superstiti che cercano rifugio
e sembrano fuori posto dovunque),
divento Ulisse nella mia casa,
un esiliato prescelto a godere
la compagnia di amati fantasmi
nascosti nelle pagine dei libri.
.
E viaggio viaggio per le stanze,
supero i confini con allegria.
Qualche verso ritma il libero passo
che mi spinge in alcuni angoli remoti
per anni numerosi trascurati
fino a diventarmi quasi stranieri.
Le zone più franche della memoria
esultano nel regno del silenzio
(neppure i soliti tarli dell’aria
immota disturbano la quiete).
.
Rotte intere in un baleno attraverso
scoscendimenti e risalite rapide,
con il cuore sempre pronto all’ingorgo
alla vista di un tuo raro oggetto
che ahimè t’appartenne solo per poco,
affondato nel carico degli anni.
Trasalisco davanti a certe foto,
galleria dell’intime memorie
che sole misurano il tempo interno,
repentine fughe e pause inattese.
[Da Il giovane clochard, Venezia, Edizioni del Leone, 1996, prefazione di Paolo Ruffilli. Poi in La poesia è una voce esile in esilio. Antologia delle poesie e della critica, Macabor, 2022].





































































