Esilio

di Gerardo Trisolino

Giorgio De Chirico, Poesia d’estate, olio su tela,1970.

Quando l’estate svuota le città

nel temporaneo esilio marino,

quando l’afa inclemente getta all’ombra

qualche raro passante metafisico

(superstiti che cercano rifugio

e sembrano fuori posto dovunque),

divento Ulisse nella mia casa,

un esiliato prescelto a godere

la compagnia di amati fantasmi

nascosti nelle pagine dei libri.

.

E viaggio viaggio per le stanze,

supero i confini con allegria.

Qualche verso ritma il libero passo

che mi spinge in alcuni angoli remoti

per anni numerosi trascurati

fino a diventarmi quasi stranieri.

Le zone più franche della memoria

esultano nel regno del silenzio

(neppure i soliti tarli dell’aria

immota disturbano la quiete).

.

Rotte intere in un baleno attraverso

scoscendimenti e risalite rapide,

con il cuore sempre pronto all’ingorgo

alla vista di un tuo raro oggetto

che ahimè t’appartenne solo per poco,

affondato nel carico degli anni.

Trasalisco davanti a certe foto,

galleria dell’intime memorie

che sole misurano il tempo interno,

repentine fughe e pause inattese.

[Da Il giovane clochard, Venezia, Edizioni del Leone, 1996, prefazione di Paolo Ruffilli. Poi in La poesia è una voce esile in esilio. Antologia delle poesie e della critica, Macabor, 2022].

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