di Gianluca Virgilio

[Pubblico qui i miei Scritti cittadini, apparsi su vari fogli locali dal 2003 al 2008 e riuniti in volume presso Santoro di Galatina nell’anno 2008]
“Non v’è azione umana in questa vita che non sia l’inizio di una catena di conseguenze così lunga che l’umana previdenza possa essere sufficientemente lungimirante da delineare fino alla fine.”
Thomas Hobbes, Il Leviatano II, 31.
Chi, procedendo da nord verso sud lungo l’autostrada adriatica, decida di visitare Galatina, cittadina sita nel cuore della penisola salentina, dovrà abbandonare l’autostrada a Bari e proseguire verso Lecce. Niente paura, in circa trent’anni di lavori interrotti e ripresi innumerevoli volte, la strada statale oggi offre all’automobilista comodità all’incirca simili a quelle di una normale autostrada. Arrivato, dunque, dopo un percorso di circa centocinquanta chilometri, all’altezza di Surbo, cioè alla periferia di Lecce, la segnaletica consiglierà al viaggiatore di imboccare la tangenziale ovest, da cui è possibile raggiungere numerosi paesi dell’interland leccese. Tra questi, vi è anche Galatina, che è distante dallo svincolo della tangenziale circa diciotto chilometri. Per raggiungere Galatina, bisogna seguire la circonvallazione di San Cesario, sulla quale si procede a rilento a causa dei numerosi semafori; tant’è che molti automobilisti, per raggiungere con maggiore celerità Galatina, provenendo da Lecce, preferiscono imboccare la Lecce-Gallipoli, uscendo poi allo svincolo per l’aeroporto militare di Galatina oppure a quello per Collemeto. Insomma, il viaggiatore che viene da nord si appunti anche questo percorso e faccia come crede. Io, però, oggi voglio seguire quello che passa per San Cesario, perché dopo pochi chilometri dal suo abitato, la strada diventa un cavalcavia che ti trasporta in un baleno almeno dieci metri sopra il piano della campagna – in queste pianure un dislivello del genere è già impressionante – e consente la vista di una porzione notevole del territorio a nord di Galatina; o meglio, consentirebbe questa vista, se non si trattasse di uno svincolo su cui le auto, pur rallentando in vista della curva, transitano a velocità sostenuta, senza poter sostare. Come farò, dunque, a descrivere questa terra vista da qui? Trent’anni fa sarebbe stato del tutto impossibile, perché esisteva solo una via lunga, piana e dritta che tagliava la campagna, attraversava San Cesario e arrivava a Galatina, costeggiando a distanza l’aeroporto. Poi, a seguito del rivoluzionamento del sistema viario salentino, fu costruito questo svincolo, che mette in comunicazione la Lecce-Gallipoli-Leuca con la Lecce-Maglie-Leuca e da ogni direzione conduce nell’aeroporto militare e in città. Non potendomi fermare, dunque, proverò a supplire con l’immaginazione, sebbene si tratti di un’immaginazione ben sostenuta dalla realtà, poiché quel cavalcavia l’ho percorso in autobus, in auto e in moto, centinaia e centinaia di volte, e ogni volta ho trattenuto, per istinto più che per volontà, qualche particolare del paesaggio che si apre tutt’attorno; cosicché ora non mi dovrebbe essere difficile restituire alla pagina l’insieme della visione.





































































