Manco p’a capa 324. Manca la cultura della natura

di Ferdinando Boero

Antonio Scurati scrive su Repubblica: Un normale Ferragosto di Apocalisse. Il Mediterraneo si riscalda, i ghiacciai si sciolgono, il Po è in secca e, di fronte a quella che definisce un’emergenza epocale, restiamo sostanzialmente inerti. La politica non dà risposte. Nel settembre del 2020 scrissi su questo blog: Transizione ecologica, questa sconosciuta. La spiego per chi non la capisce (e anche a Scurati). Scurati, ospite di Otto e mezzo, rimproverò Andrea Orlando per aver menzionato la “transizione ecologica”, a suo giudizio un concetto incomprensibile alla maggioranza degli italiani. Gli diedi ragione: non siamo culturalmente attrezzati a capire biodiversità, ecosistemi, sostenibilità. E soprattutto non capiamo che l’economia dipende dalla natura, e non viceversa.

Inutilmente, nel 2015, Francesco aveva chiesto la conversione ecologica nella sua Laudato si’; un passaggio essenziale: prima della transizione è necessaria la conversione.
Scurati non ha scoperto oggi il cambiamento climatico. Nel 2017 scriveva del “pazzo clima”, osservando siccità, fiumi in secca e foglie cadute in agosto e definendo il cambiamento climatico una realtà catastrofica già in atto. Nel 2022, dopo la tragedia della Marmolada, scrisse La valanga siamo noi, sostenendo che il riscaldamento climatico era ormai diventato esperienza e chiedendo una reazione collettiva. Dunque la questione è più interessante: Scurati ha capito il problema, ma nel 2020 non sembrava aver capito la necessità di costruire una cultura della soluzione.

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